Renato Albiero: il "passaggio" è Leonardo Sciascia

Cominciamo qui a pubblicare alcune delle interviste agli Amici di Leonardo Sciascia, in cui emerge il senso e il perché di un così forte sodalizio.

Conosciuto in una galleria d’arte di Palermo dove la moglie Carla Horat esponeva le proprie opere, Renato Albiero inizia una amicizia intensa con Sciascia, fatta di silenzi altamente comunicativi, incontri, colloqui, scambio di opinioni, consigli e aiuti reciproci. Il primo libro che lesse di Sciascia fu “Le parrocchie di Regalpetra” e se ne innamorò.

Rappresentava l’uomo inizale Sciascia, quello legato alla Sicilia che ne ha fatto non solo un grande scrittore, che lo sarebbe diventato ovunque fosse vissuto, ma anche l’uomo che tutti abbiamo conosciuto. L’amicizia si fece molto familiare e soprattutto nel periodo della malattia dello scrittore. Proprio il giorno prima della sua morte, occorsa il 20 novembre 1989, Renato Albiero, cardiochirurgo all’ospedale di Palermo, volle far visita allo scrittore amico. Sciascia alla fine della sua visita, gli confessò il suo pensiero sui medici, i quali, pur prodigandosi per il bene del prossimo, hanno la presunzione di non voler accettare che un corpo di un malato senta, capisca quando è arrivato il suo momento.
Quando nel 1993 nascque l’Associazione Amici di Leonardo Sciascia, Renato aderì subito. E ora che ne è presidente da cinque anni, crede che il messaggio di Sciascia, rivolto alle nuove generazioni, cresciute troppo in fretta e disorientate riguardo al futuro che si staglia davanti a tinte fosche, possa essere fortissimo, una rivoluzione”.
Sciascia va riletto” più volte perché nei suoi testi si scopre ogni volta qualcosa di nuovo, qualcosa che solo l’approfondimento riesce a trasmettere. Volendo consigliare due testi sui cui riflettere, Albiero suggerisce A futura memoria” e Le parrocchie di Regalpetra”.
Il primo perché deriva da una selezione, fatta proprio da Sciascia, di testi comparsi in diversi punti nel corso della sua vita. Certamente vuole essere un lascito diretto dello scrittore su cui egli invitava a meditare. Questo libro è un prisma riflettente i diversi aspetti della sua vita e delle sua personalità.
Il secondo perché mostra uno Sciascia non ancora entrato nella complessità del sistema politico e sociale. È lo Sciascia iniziale che di fronte alle problematiche della vita come la sofferenza o la scuola, reagisce in modo attento, critico, preciso, molto umano e molto sofferto. I suoi noti silenzi sono qui chiaramente presenti e sono indicazione delle cose importanti della vita. Nonostante vi siano la tristezza, le difficoltà economiche, le ingiustizie, nel libro non c’è mai la disperazione; c’è accettazione di quel negativo perché cambi.
Secondo Renato Albiero, Sciascia scrittore continua, attuale e vivo, ad essere letto perché non solo si è confrontato con gli altri ma anche con se stesso. Il suo è un pensiero calato nella storia, storia che guardata con intelligenza e candore, è capace di far prevedere il futuro, di essere, sempre attuale, nel futuro insieme alle nuove generazioni.

 

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