Leonardo Sciascia e il mondo arabo

Introdotta dai saluti di Giovanni Capecchi, italianista dell’Università degli Stranieri di Perugia, mercoledì 14 dicembre 2016, alle ore 16, a Perugia (Palazzina Valitutti, Sala docenti- Viale Carlo Manuali 3), si è tenuta, nell'ambito del ciclo «SCIASCIA SCRITTORE EUROPEO» organizzato dall'Associazione Amici di Leonardo Sciascia, presentato lo scorso 24 maggio da Ricciarda Ricorda, e proseguito il 22 luglio da Maria Teresa Giaveri, la conferenza su “Leonardo Sciascia e il mondo arabo”, con l'intervento di Francesca Corrao. Il ciclo si prefigge lo scopo di esplorare in profondità e far conoscere la vivacità dei rapporti intrattenuti dallo scrittore siciliano con culture e interlocutori di altri paesi, sfatando i luoghi comuni che troppo spesso lo relegano in una dimensione provinciale o in vieti clichés. Il ciclo si pone in linea di continuità con due pubblicazioni della omonima collana - curata dagli Amici di Sciascia in collaborazione con la storica casa editrice fiorentina Leo S. Olschki- rispettivamente titolati “Troppo poco pazzi. Leonardo Sciascia nella laica e libera Svizzera” (uscito nel 2011 a cura di Renato Martinoni) e “Sciascia e la Jugoslavia” (uscito nel 2015 a cura di Ricciarda Ricorda).

 

Il rapporto tra Sciascia e il mondo arabo costituisce un ambito forse meno esplorato di altri, ma ricco di spunti suggestivi, a cominciare dal nome del paese natale di Sciascia: Racalmuto, ossia un toponimo di chiara origine araba. Il pensiero corre poi ad una figura tipica della tradizione popolare siciliana come Giufà, inconfondibile nel suo stralunato candore, figura che ricorre anche nelle tradizioni di molti paesi arabi del bacino del Mediterraneo. Memorabile è la conclusione del saggio di apertura de La corda pazza (1970), Sicilia e sicilitudine, in cui Sciascia traccia un collegamento ideale tra Salvatore Quasimodo e un poeta arabo di otto secoli precedente, Ibn Hamdis, siciliano di Noto, accomunati dagli accenti con cui hanno saputo cantare la pena profonda dell'esilio: “vuote le mani, ma pieni gli occhi del ricordo di lei”, cita Sciascia dal poeta arabo-siculo. In un altro saggio de La corda pazza, titolato Quadìa, Sciascia si diffonde su un letterato siciliano, Paolo Giudici, che pubblicò un romanzo, La tribù distrutta, attribuendolo ad un arabo, 'Omar el Bedaui, e presentandosi come suo interprete e traduttore: “una gustosa mistificazione”, in cui cadde anche un illustre arabista, scrive Sciascia sottolineando l'analogia con Il Consiglio d'Egitto e con il personaggio dell'abate Vella.    

Francesca Corrao, Ordinario di Lingua e Cultura Araba presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università LUISS di Roma, ha sviluppato i suoi interessi scientifici sia nel campo della letteratura e della poesia araba (con saggi sui poeti arabi di Sicilia, sul personaggio di Giufà, su poeti come Adonis e Darwish), sia nel campo della politica e della società (con pubblicazioni sulle rivoluzioni arabe, su religione e politica nell'Islam, sulla condizione della donna nel Nord Africa).  

Il successivo incontro del ciclo sarà dedicato a “Sciascia e la Germania”, a cura di Albertina Fontana (segretario degli Amici di Sciascia).

Per la registrazione e maggiori informazioni:

(ingresso libero ma dietro registrazione)

Amici di Leonardo Sciascia:

areacentroQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.amicisciascia.it

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