Nello scorso settembre, discutendo con Sergio Piccerillo su come organizzare i testi da pubblicare nella homepage del sito, abbiamo pensato in un primo tempo di suddividerli in diverse sezioni, ognuna dedicata a un aspetto dell’opera e della personalità di Leonardo Sciascia: narrativa, saggistica, teatro, arte, cinema, politica, giustizia ecc. Ci siamo però subito resi conto che, per vari motivi che non è il caso di descrivere, questa scelta presentava varie controindicazioni.
   Abbiamo quindi deciso di limitarci a tre sole sezioni. Per le prime due, trovare i titoli e decidere i contenuti è stato molto facile. In Attività e notizie sarebbero andate le informazioni sull’attività dell’Associazione e le notizie relative ad eventi, anche non organizzati dall’Associazione, riguardanti comunque Sciascia. Nella seconda, Libri e recensioni, sarebbero state pubblicate recensioni o notizie su libri di o su Sciascia. La terza e ultima sezione, infine, avrebbe accolto tutto il resto, ovvero testi su aspetti particolari, curiosità, notizie su Sciascia, o che prendano spunto dalle opere sciasciane per metterne in rilievo temi scelti più o meno casualmente. Intitolarla Miscellanea non sarebbe stato improprio, ma al tempo stesso sarebbe stato piuttosto banale.

In due periodi della sua vita Leonardo Sciascia fu anche uomo politico. Tra la metà del 1975 e l’inizio del 1977 fu infatti consigliere comunale a Palermo, eletto come indipendente nella lista del PCI; e tra il 1979 e il 1983 fu deputato nel gruppo parlamentare radicale, nell’ottava legislatura repubblicana.
   Nella primavera del 1975, su insistenza di Achille Occhetto, segretario del partito comunista siciliano, Sciascia decise di accettare la candidatura al consiglio comunale del capoluogo siciliano. In un discorso tenuto l’11 maggio al teatro Politeama, in occasione dell’apertura della campagna elettorale, e di cui Matteo Collura riporta alcuni stralci nella sua biografia dello scrittore (Il Maestro di Regalpetra, Longanesi, Milano 1996), Sciascia affermò tra l’altro che molte persone gli chiedevano chi glielo avesse fatto fare, a prendere quella decisione. E chiarì che considerava quella domanda una sorta di riconoscimento, quasi un omaggio: “… perché appunto la situazione è questa: che nulla e nessuno me lo ha fatto fare […] Non abbiamo nessun particolare interesse, nessuna particolare ambizione e appunto per ciò l’abbiamo fatto. Le cose civili, i gesti civili, appunto, si fanno quando nessun interesse particolare e personale, nessuna ambizione ci porta a farli…[…] È chiaro che io non rinnego nemmeno una virgola delle mie eresie; e questo più che a me (perché per me si tratta di una coerenza perfino ovvia), fa onore al PCI che mi ha invitato a fare parte di questa lista…”.

Alcune settimane fa, il 29 agosto, ricorreva il centenario della nascita di Ingrid Bergman, morta nel 1982 nel giorno del suo sessantasettesimo compleanno.
   Come milioni di amanti del cinema, anche Leonardo Sciascia ne avrà apprezzato bellezza e bravura. E non si può nemmeno escludere che ne abbia anche scritto, in uno dei tanti articoli dispersi che scriveva per giornali e riviste. Di certo, in ogni caso, ha scritto di un uomo con cui l’attrice ebbe una storia d’amore, il fotoreporter Robert Capa: in una nota di Nero su nero, in cui parla di due fotografie scattate in Sicilia nell’estate del 1943. Così scrive della prima: “… un pastore, vecchio, barbuto, pesantemente vestito, indica la strada a un soldato americano.
Sappiamo che sta indicandogli la strada giusta. Al paesano, all’amico, al parente ricco comandato dal suo buon presidente a venire in Sicilia a fare una buona e giusta guerra”. Il soldato, di alta statura, è accovacciato e guarda nella direzione che il pastore, in piedi e curvato verso di lui, gli indica con il bastone che tiene in mano.
   La fotografia – una delle più famose di Capa – illustra un articolo di Valerio Castronuovo intitolato “Una repubblica priva di spirito”, comparso sulla Domenica de Il Sole 24 Ore del 30 settembre 2001, ed è accompagnata da questa didascalia: “Sicilia, estate 1943: un contadino dà informazioni a un ufficiale americano, Franklin Delano Roosevelt Jr, figlio del presidente degli Stati Uniti. Foto di Robert Capa tratta dall'Atlante storico della Resistenza italiana (Bruno Mondadori editore)".

Il capitano Bellodi, protagonista de Il giorno della civetta, non ha nome di battesimo.
   Mai, nelle pagine del libro, l’ufficiale al centro della vicenda viene chiamato per nome e cognome: ma sempre “il capitano Bellodi”, o “il capitano”, o “Bellodi”. Nell’ultima scena del racconto, ambientata a Parma, nemmeno il suo amico Brescianelli, vecchio compagno di liceo e ora medico, lo chiama per nome. In effetti, lo nomina soltanto una volta, ma per presentarlo all’amica Livia Giannelli: “Il capitano Bellodi, che ti presento…”.

Pagina 3 di 3