Lo scorso 29 ottobre, a Milano, è morto il professor Thomas Donald Baldwin. Di nazionalità britannica, in anni lontani era stato docente di italiano a Londra, ed era anche diventato presidente della Association of Teachers of Italian. Si era poi trasferito a Milano, dove aveva insegnato all’Istituto di Lingue Straniere della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi e all’Università IULM. Era stato negli anni ’80 anche Lettore di Inglese all’Università di Firenze. Tom – come preferiva essere chiamato – era da moltissimi anni socio degli Amici di Sciascia, ma prima ancora aveva conosciuto personalmente il Nostro, intrattenendo con lui per molti anni una corrispondenza ora custodita presso la Fondazione Sciascia di Racalmuto. Dallo scrittore aveva anche ottenuto a Parigi una lunga intervista – probabilmente la prima concessa da Sciascia ad un intervistatore di madrelingua inglese – che aveva rappresentato uno dei momenti più importanti della sua vita.

TODOMODO, la rivista annuale internazionale di studi fondata nel 2011 dagli Amici di Sciascia (Leo S. Oschki editore, Firenze), viene pubblicata ogni 20 novembre, nella ricorrenza della scomparsa dello scrittore di Racalmuto.

Quest’anno, il nuovo volume sarà presentato in anteprima nella capitale francese nell’ambito del XXVII Salon de la Revue (Halle des Blancs-Manteaux 48, rue Vieille-du-Temple, Parigi, quarto arrondissement). Tra gli stand, una novantina con riviste afferenti a vari paesi francofoni, c’è anche - ed è un motivo di evidente compiacimento - uno stand collettivo di riviste italiane che hanno ritenuto di partecipare all’iniziativa. Il Coordinamento delle Riviste Italiane di Cultura (CRIC) partecipa tradizionalmente con un banco delle riviste associate. Tra esse spicca, dallo scorso anno, in virtù del rapporto elettivo con l’editore Olschki, anche la nostra TODOMODO.

Alle ore 15.00 di venerdì 27 ottobre 2017 si terrà, presso l’Aula Magna del Convitto Nazionale “Amedeo di Savoia” in Tivoli (piazza Giuseppe Garibaldi, 4), un incontro pubblico dedicato a “A futura memoria (se la memoria ha un futuro)” di Leonardo Sciascia. Il volume, pubblicato per la prima volta da Bompiani nel dicembre 1989, il mese successivo alla scomparsa dell’autore, è stato pubblicato nuovamente all’inizio di quest’anno da Adelphi, in un’edizione filologicamente corretta curata da Paolo Squillacioti. Il libro raccoglie articoli scritti dall’autore siciliano per vari quotidiani e periodici in un arco di tempo che va dal 1979 al 1989. Alcuni di essi hanno affrontato temi scottanti, e destinati a suscitare polemiche ancora non sopite: il riferimento è, in particolare, all’articolo, diventato celebre, sui professionisti dell’antimafia, alle prese di posizione sulla tragica vicenda umana e giudiziaria di Enzo Tortora, agli interventi sulla figura del generale Dalla Chiesa, e altri ancora. Si tratta di scritti che testimoniano al contempo la profonda passione civile di Sciascia, e la sua sempre profonda devozione alla letteratura, con le numerose citazioni che ricorrono in tali articoli.

Leonardo Sciascia ha avuto – si sa – un rapporto molto intenso con il giallo e il poliziesco in particolare: non si è limitato infatti a raccontare storie, spesso ispirate, per quanto alla lontana, da fatti di cronaca e comunque ambientate in contesti realisticamente descritti, ma ne ha anche indagato le origini, l’evoluzione o l’involuzione, spingendosi fino a ricercare le pulsioni umane che fanno scattare il piacere della lettura gialla. E così non si è divertito soltanto come narratore a seguire o sovvertire le regole del poliziesco, ma anche come saggista, demolendo prove ritenute scadenti, valorizzando quelle valide, giudicando con straordinaria competenza e avvalendosi della sua penna affilata e convincente.

Nell’incontro, che si terrà venerdì 20 ottobre, alle ore 17:00, nella saletta Bigonciari della Biblioteca San Giorgio di Pistoia (Via Pertini), si ripercorreranno le tappe più significative di questo itinerario critico dello scrittore siciliano, attraverso una conversazione a più voci, incentrata su Sciascia sia come lettore, che come studioso del genere: si scopriranno le sue preferenze e idiosincrasie; si estrapoleranno dai saggi le argomentazioni di cui si è avvalso per sostenere le sue tesi, anche quando ha modificato o corretto il suo giudizio. Si rintracceranno gli influssi che la sua stessa scrittura saggistica ha avuto sulla sua scrittura gialla.

Alle ore 17,30 di mercoledì 18 ottobre sarà presentato a Milano il saggio di Andrea Verri dal titolo “Per la giustizia in terra. Leonardo Sciascia, Manzoni, Belli e Verga” (ed. Art & Print), presso l'Aula 113 dell'Università degli Studi di Milano (Milano, Via Festa del Perdono, 7).

Interverranno Laura Parola, insegnante di liceo classico, che collabora con l'Università degli Studi di Milano per docenze e laboratori e che ha svolto attività di ricerca su Sciascia, Gadda, Luzi e la poesia del Novecento; Hermann Grosser, insegnante presso università e licei, che ha svolto attività di ricerca su Sciascia, Manzoni, Parini e Tasso, sulla storia degli stili e dei generi, sulla narratologia e sulla storia e la didattica della letteratura italiana. Sarà presente l’autore, Andrea Verri, dottore di ricerca in Italianistica e Filologia classico-medievale e insegnante.

Tra le molteplici attività realizzate dall’Associazione Amici di Leonardo Sciascia, il Colloquium è l’appuntamento convegnistico clou. Organizzato ogni anno in una città diversa (l’anno scorso fu Torino e ancor prima Palermo, Napoli, Milano), vi vengono approfonditi alternativamente un tema o un libro dello scrittore.

Quest’anno è stata la volta de Il Consiglio d'Egitto (Einaudi, 1963), uno dei libri più affascinanti scritti dal maestro elementare di Racalmuto e che maggiormente si presta al dibattito su tematiche di spessore etico e civile, come la pena di morte, la tortura, la giustizia, il primato del diritto, il rapporto tra impostura e verità.

Nel pomeriggio di venerdì 22 settembre si è tenuto a Fano, nella Sala Verdi del Teatro della Fortuna, un convegno sull’amicizia personale che ha legato per un significativo arco di tempo due figure anomale, contro-corrente, della cultura novecentesca europea: il siciliano Leonardo Sciascia e il marchigiano Valerio Volpini. L’incontro di Fano ha voluto anche essere un gesto di omaggio affettuoso alla memoria del figlio di Volpini, Giovanni, prematuramente scomparso, il cui aiuto è stato prezioso nel facilitare le ricerche.

Giovedì 23 novembre alle ore 16.30 viene presentata ufficialmente a Firenze [ Sala Convegni - 1° piano di Palazzo Neroni - Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana, Via de' Ginori, 7 ] la ventitreesima cartella della collana «Omaggio a Sciascia» curata da Francesco Izzo. Alla presenza dell'artista, Emilio Isgrò - di cui in questi giorni è in libreria per i tipi di Sellerio l'autobiografia dal titolo Autocurriculum - si svolgerà un incontro sulla sua opera Il Consiglio di Sciascia, serigrafia in tiratura limitata e fuori commercio, cancellatura del frontespizio de Il Libro del Consiglio d'Egitto dell'abate maltese Giuseppe Vella, dal quale Leonardo Sciascia trasse ispirazione per il suo Consiglio d'Egitto (Einaudi,1963). Dopo i saluti del Vice-presidente della Giunta della Regione Toscana, Monica Barni, i lavori saranno introdotti dalla Soprintendente  Diana Marta Toccafondi e dal Presidente degli Amici di Sciascia, Luigi Carassai.  L'opera sarà poi illustrata da Maria Teresa Giaveri, comparatista dell'Accademia delle Scienze di Torino, alla quale si deve anche l'importante saggo in cartella.  L'ingresso all'incontro è libero, fino a esaurimento dei posti disponibili.

QUADERNO DI MONTEVAGO

Introduzione di

Leonardo Sciascia

 

Tra i paesi che nella notte dal 14 al 15 gennaio sono stati distrutti dal terremoto, senza dubbio Montevago è quello che più ha colpito il sentimento del mondo ed è diventato simbolo e sinonimo del tragico avvenimento che si è abbattuto su una zona della Sicilia già abbastanza provata dal secolare travaglio della miseria, del sopruso, della violenza. Per tante ragioni: il numero delle vittime principalmente; ma non ultima quella del nome – Montevago – che improvvisamente trovò contrapposizione di atroce ironia nella totale rovina, nel cumulo di macerie che era diventato tomba di cento e più persone.

Nessuno, fuori della Sicilia, sapeva dell’esistenza di un paese chiamato Montevago, al confine tra la provincia di Agrigento e quella di Trapani. Paradossalmente, il paese cominciò ad esistere nel momento in cui, sotto la zampata di una belva immane, finiva di esistere. Case, chiese, memorie d’arte e di storia: disgregate, cancellate per sempre. E tra i motivi per cui la pietà del mondo converse su Montevago distrutta c’è stato appunto questo: che la memoria del paese com’era, attraverso la voce di una bambina che leggeva un compito scolastico, fu subito viva anche in coloro che di Montevago, prima del terremoto, non avevano sentito nemmeno il nome.

Riportiamo il breve testo di Massimo Bordin, pubblicato su Il Foglio del 27 luglio 2017, nella rubrica “Bordin line”.

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Sciascia e i consiglieri di sinistra del Csm contro Borsellino

Nel 1986 il Consiglio votò per la nomina del magistrato a procuratore di Marsala. Solo in tre, su nove, furono favorevoli. Ma lo scrittore siciliano “pagò” per tutti

di Massimo Bordin

 

Fra le carte pubblicate dal Csm in occasione dell’anniversario della strage di via D’Amelio, una delle più interessanti è tutt’altro che inedita. Si tratta di un verbale di votazione sulla promozione di Paolo Borsellino a procuratore di Marsala nel 1986. Il dibattito che precedette il voto fu incentrato sul superamento o meno del criterio di anzianità, fino ad allora seguito dal Csm per le promozioni. Chi propose Borsellino sostenne che in quel caso andava fatta una eccezione per l’esperienza antimafia del membro del pool palermitano rispetto all’altro concorrente con più anzianità. Quella decisione fu criticata in un articolo sul Corriere della Sera da Leonardo Sciascia che per questo venne trattato come un fiancheggiatore, quanto meno oggettivo, della mafia. Molte voci di sinistra si levarono contro di lui. È interessante andare a vedere 30 anni dopo, mentre alla memoria di Sciascia si rimprovera ancora quell’articolo, come votarono i consiglieri riconducibili alla sinistra.