Per un ritratto dello scrittore da giovane (2000)

Questo volume – che è “quasi una piccola galleria di ritratti di scrittori”, come scrive la curatrice – è stato pubblicato nel 2000 dalla vedova dello scrittore, Maria Andronico Sciascia. Il titolo della raccolta è quello dell’omonimo saggio pubblicato da Sciascia nel 1985, con il n. 113 della collana La memoria di Sellerio. Lo “scrittore da giovane” del saggio, qui riprodotto, è Giuseppe Antonio Borgese. Quello che segue è il risvolto di copertina del volume.

Questo libro raccoglie per la prima volta saggi che Sciascia dedicò a scrittori quanto mai diversi, spesso con il fine dichiarato di rivendicarne l’opera e aiutarla a trovare nuovi lettori. Attività che risultò preziosa per tutti e molto gli era cara. Fu lui stesso a tratteggiarla come meglio non si potrebbe: «Qualche anno fa, a un giornalista che gli chiedeva perché scrivesse ormai tanto poco, Maurice Nadeau rispose che scoprire un nuovo scrittore, o riscoprirne uno dimenticato, era per lui uno scrivere, un continuare a scrivere. E questa dichiarazione – di un critico-editore cui noi scrittori, in tutto il mondo, dobbiamo molto – mi pare (sarebbe il caso di dire “minimalisticamente”) di poter farla mia: per il piacere che ho sempre avuto di consigliare gli editori a me più vicini alla pubblicazione o ripubblicazione di certi autori, di certi libri. Certo, l’ho fatto con minore impegno e assiduità di Nadeau, più dilettantisticamente e magari capricciosamente: ma l’aver contribuito a rivelazioni o ritorni di certi scrittori, è per me motivo di soddisfazione e di gioia come se l’accoglienza che i lettori fanno ai loro libri – più o meno calorosa, ma comunque attenta – l’ottenessi con libri miei. Da quando, in anni lontani, ho incontrato Salvatore Sciascia, che dalla sua libreria di Caltanissetta intraprendeva attività di editore, il diletto di consigliare libri da fare, e di aiutare a farli, è stato quasi regolarmente parte delle mie giornate: fin quando, appunto, ne ho avuto diletto». Tale è dunque l’animus che muove questi testi, non solo quando si tratta di aspetti particolari di autori venerati come Voltaire o Borges, ma soprattutto quando Sciascia si inoltra fra gli scrittori della sua terra, da Tomasi e De Roberto fino ai misconosciuti G.A. Borgese (la cui infanzia e adolescenza sono evocate, anche grazie a documenti inediti, nel saggio più lungo e toccante), Maria Messina, sorta di Katherine Mansfield indigena, Luigi Natoli, autore di romanzi d’appendice alla Ponson du Terrail, ai poeti come Lucio Piccolo, e infine a figure memorabili avvolte dall’ombra, come l’appartato pedagogo Luigi Monaco, «uno di quegli uomini che non scrivono libri forse perché il loro destino è di avviare altri a scriverne».

Gli scritti che qui presentiamo apparvero tra il 1955 e il 1989.

 

  • Del dormire con un solo occhio
  • I vicerè
  • Savinio o della conversazione
  • Per un ritratto dello scrittore da giovane
  • Una Mansfield siciliana
  • Le “invenzioni” di Borges
  • La veglia di Manuel Azaña
  • Ritratto di Alessandro Manzoni
  • Candido
  • Un pirandellismo introvertito
  • Ciuri di strata
  • Lettere spirituali
  • Il Gattopardo
  • “Io faccio il poeta”
  • Incontro con Lucio Piccolo
  • Luigi Natoli e fra Diego La Matina

Oltre a Giuseppe Antonio Borgese e a quelli nominati nel risvolto di copertina, o i cui nomi compaiono nei titoli dei singoli saggi, gli altri scrittori cui sono dedicati gli scritti sciasciani raccolti in questo volume sono Vitaliano Brancati, Gesualdo Bufalino, Francesco Guglielmino, Giuseppe Rensi, Ignazio Buttitta.

 

Per un ritratto dello scrittore da giovane è disponibile nella collana Biblioteca Adelphi (n. 387).

Euclide Lo Giudice

22 luglio 2017


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