Caro Sciascia, Caro Linder. Carteggio 1963-1983

Nell’ambito di un più ampio lavoro di indagine sui rapporti tra Leonardo Sciascia e gli editori ho esaminato il carteggio che l’autore ha intrattenuto con l’agente letterario Erich Linder nel corso di un ventennio. I documenti, conservati presso gli archivi della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori a Milano, testimoniano non solo un rapporto che oltrepassa i limiti istituzionali della mediazione editoriale, ma anche il progressivo delinearsi di quella particolare sovrapposizione tra la figura di scrittore e quella di “editore” che sarà caratteristica della biografia culturale di Sciascia. A Linder, infatti, Sciascia si rivolgerà sia in qualità di autore, sia per la sua varia attività di editor per Sellerio e di promotore per diverse pubblicazioni, inedite o recuperate da una tradizione il più delle volte dimenticata. In entrambi i casi, lo studio delle lettere rivela una fonte preziosa per ricostruire alcune dinamiche del lavoro editoriale di Sciascia o per chiarire le motivazioni alla base delle sue scelte, sempre ispirate a ragioni profondamente poetiche e a una coerente prospettiva culturale (1).

Dagli anni Cinquanta a capo dell’Agenzia Letteraria Internazionale, Linder si occupa per Sciascia di questioni strettamente connesse alla vendita delle opere, dalla stipula dei contratti al pagamento dei diritti per l’Italia e per l’estero, alla valutazione economica delle proposte dei vari editori, svolgendo anche un costante lavoro di natura più ampiamente manageriale, relativo alla gestione degli interessi dell’autore, con consigli e suggerimenti derivanti dalla sua profonda conoscenza delle dinamiche del mercato editoriale. In più luoghi la corrispondenza rivela che, se generalmente Sciascia seguiva i consigli dell’agente, le motivazioni delle sue scelte nei rapporti con gli editori erano sempre legate alle ragioni della scrittura piuttosto che a quelle del mercato. In questo senso, ad esempio, sono emblematiche le lettere relative alla “pausa” tra la pubblicazione di A ciascuno il suo (2) e quella del successivo romanzo, Il contesto (3). Agli inizi del 1968 Linder scrive a Sciascia dicendogli che all’Einaudi sarebbero entusiasti dell’idea di un suo libro di racconti, che anzi pubblicherebbero immediatamente (4). Da parte sua Linder suggerisce a Sciascia di non interrompere il lavoro a Il contesto in vista di una pubblicazione entro l’anno, ma osserva che, se il romanzo non venisse terminato prima del 1969, un’interruzione per sistemare il volume di racconti sarebbe auspicabile per creare un ponte tra A ciascuno il suo e, appunto, il successivo romanzo. Il “ponte” avrebbe rappresentato chiaramente un’operazione di natura commerciale, una sorta di marketing d’autore con opere contigue, e tuttavia il volume di racconti non viene scritto (almeno, non in questa fase) sebbene Il contesto venga pubblicato solo nel 1971. Sciascia spiega le ragioni di questo ritardo in una lettera dell’ottobre 1968:

“Caro Linder, sono un po’ intrigato, nello scrivere il racconto, da un fatto del tutto esterno: dalla preoccupazione, cioè, che i lettori possano confonderlo con la contestazione corrente alla moda. E poiché la contestazione alla moda è seria e greve, “lourde”, io cerco la leggerezza, il divertimento: e così ho lasciato un po’ decantare la materia, a farle raggiungere il grado di leggerezza che può massimamente raggiungere. Mentalmente, il libro l’ho scritto almeno tre volte (5).

Queste righe sembrano anticipare la nota d’autore a Il contesto, estremamente interessante e ricca di anticipazioni, che così conclude: “Praticamente ho tenuto per più di due anni questa parodia nel cassetto. Perché? Non so bene, ma questa può essere una spiegazione: che ho cominciato a scriverla con divertimento, e l’ho finita che non mi divertivo più” (6). Secondo quanto scrive Sciascia sono fatti “di contesto” quelli che causano il venir meno del divertimento, della leggerezza, e sono invece fatti intimi, propriamente di scrittura, quelli che portano lo scrittore a dedicarsi non a un volume di racconti ma alla stesura di una commedia. Sarà la Recitazione della controversia liparitana dedicata ad A.D., a proposito della quale Sciascia scrive a Linder: “dovevo scriverla, era una trama che mi ossessionava, ho cercato inutilmente di liberarmene scrivendo per il “Corriere” quell’articolo intitolato a Matteo Lo Vecchio, che Lei forse ricorda (7). Comunque ora ho la commedia…(Mi pare di aver trovato un buon titolo: Recitazione della controversia liparitana dedicata ad A.D. E’ sufficientemente incomprensibile, ma spero che lettori e spettatori capiscano che è dedicata a Dubcek)” (8).

Com’è noto, la dedica ad Aleksandr Dubcek, leader della Primavera di Praga, vale per Sciascia come celata allusione al peso che una scomunica ideologica può avere sulle vicende umane, sia essa emanata dalla chiesa cattolica del Settecento o da quella comunista in tempi vicinissimi al presente. Resta forse da osservare come il significato profondo del testo, come spesso avviene in Sciascia, sia ancora una volta posto alle soglie del testo stesso, in questo caso in una dedica singolarmente affidata al sottotitolo. Genette osserva che il paratesto è “il luogo privilegiato di una pragmatica e di una strategia, di un’azione sul pubblico, con il compito di far meglio accogliere il testo e di sviluppare una lettura più pertinente” (9). Anche nel caso della Recitazione gli elementi del paratesto, appunto le soglie del libro, distinguono e al tempo stesso legano l’identità del testo, quella sociale e storica del pubblico e quella individuale del lettore.

Il carteggio consente di ricostruire anche altre vicende legate ai rapporti tra Sciascia e i suoi editori (10), e tramite l’intreccio di epitesto privato e paratesto d’autore permette di riavvinarsi alle vere ragioni della scrittura sciasciana. Da parte sua, Linder fu sempre per Sciascia un valido interlocutore per varie questioni (11) e spesso l’autore, dopo aver mandato il suo ultimo lavoro a Calvino (“come sempre ho fatto con le mie cose”, è quasi una formula usata da Sciascia in più di un luogo), invia anche a Linder il dattiloscritto per una lettura. Sono tutti momenti, questi, di un interessante dialogo tra l’autore e il suo agente, in un proficuo scambio di opinioni che raramente si limita a considerare i soli aspetti commerciali del panorama editoriale in cui i due lavorano. Sono momenti che fanno luce sul modo di lavorare di Sciascia, sulle sue dinamiche, sui dubbi e sulla consapevolezza dello scrittore. Soprattutto, e questo è forse l’aspetto più importante che emerge dal ricco epistolario, rivelano il carattere del tutto particolare dell’attività di editor svolta da Sciascia, non solo per Sellerio.

Nigro scrive che “Sciascia editore era in corrispondenza con lo scrittore” (12). Si può aggiungere che è sempre da una passione di lettura che scaturiscono le suggestioni, le idee, i progetti che senza soluzione di continuità Sciascia concretizza nella scrittura dei propri libri oppure nella proposta o riproposta dei libri altrui. Innumerevoli prove di questa continuità si riscontrano nei libri di Sciascia, nelle citazioni di autori classici o contemporanei, pubblicati presso vari editori a volte su suggerimento dello stesso Sciascia e spesso con una sua nota o introduzione. E una testimonianza di questo discorso d’autore, vario e complesso ma sempre coerente, è rappresentata da molti luoghi dell’epistolario in cui Sciascia si rivolge a Linder e alle sue insostituibili capacità di mediazione.

E così quando Linder, in un gruppo di lettere tra il ’64 e il ’65, riferisce a Sciascia gli esiti di ricerche relative alla storia della famiglia Florio che aveva svolto su richiesta dello scrittore. A giudicare dai testi, che ricostruiscono in dettaglio la vicenda e l’impegno di Linder per aiutare Sciascia, sembra si tratti di un progetto importante, e tuttavia non ne abbiamo più notizia, né in lettere successive né tanto meno nella bibliografia delle opere di Sciascia. Per rintracciare il senso di queste ricerche e la conclusione della vicenda bisogna allora allargare lo sguardo a comprendere un altro gruppo di testi, costituito dalle note o prefazioni scritte da Sciascia per altri libri, e in questo caso leggere l’Introduzione a l’età dei Florio di R.Giuffrida e R.Lentini, pubblicato da Sellerio nel 1985. E qui Sciascia scrive:

Anni addietro mi sedusse l’idea di scrivere un racconto sui Florio. E dapprima l’idea, suscitata da un aneddoto, era quella di dare lunga e lenta tensione all’aneddoto…E rimpiango di non averlo subito scritto; ché poi, man mano che inevitabilmente prendeva spazio – propriamente spazio – nell’evocazione della Palermo di allora, il racconto divenne come spugna, si imbeve di altre cose: e mi fu impossibile spremerlo per riportarlo alla leggerezza di prima (13).

Solo grazie all’epistolario, quindi, si può risalire con esattezza all’idea di “anni addietro”, e solo grazie alle spiegazioni fornite in un testo marginale come quello appena citato si può rintracciare ancora una volta nella mancanza di leggerezza nella scrittura la causa dell’abbandono di un discorso. Abbandono tuttavia solo temporaneo, come già si è visto per Il contesto, e come si può affermare anche per questo racconto sui Florio, che infine Sciascia riesce a spremere e riportare all’originaria leggerezza, scrivendolo in poche righe nel corpo dell’introduzione a un libro non suo.

Delle molte idee relative a pubblicazioni da farsi che Sciascia comunica a Linder, poche verranno abbandonate, mentre la maggior parte troverà spazio proprio tra le collane di Sellerio. Se inizialmente si rintracciano alcuni riferimenti a libri per i quali Sciascia avrebbe promosso la pubblicazione, tramite Linder, pressi altri editori (Mondadori, Einaudi, Rizzoli), dal carteggio emerge poi il progressivo delinearsi di un progetto coerente e articolato, che troverà la sua piena realizzazione appunto nel lavoro per la casa editrice Sellerio, in cui Sciascia darà vita a un discorso coeso e strutturato in percorsi diversi e varie sequenze, nella successione dei titoli da pubblicare e nell’ideazione delle collane in cui sistemarli.

Pertanto, con frequenza e impegno crescenti a partire dalla metà degli anni Settanta, Linder si occupa della mediazione non solo per i libri di Sciascia, ma anche per quelli da lui voluti per le varie collane della casa editrice di Palermo. Tra l’altro, il carteggio testimonia del lavoro di ricerca per i testi che confluiranno nell’antologia Delle cose di Sicilia. Testi inediti e rari (14), e della preparazione per alcuni dei primi titoli della Memoria (15), la collana in cui più compiutamente si esprimono le predilezioni sciasciane, e le reciproche connessioni tra i testi della biblioteca d’autore.

Scrive Calvino, che “i libri sono fatti per essere in tanti, un libro singolo ha senso solo in quanto si affianca ad altri libri, in quanto segue e precede altri libri” (16). Le lettere che costituiscono il carteggio con l’agente si sono rivelate uno strumento insostituibile per restituire appunto il “senso” di alcuni dei libri di Sciascia, nel loro reciproco richiamarsi e disporsi all’interno di un disegno coerente. Come si è visto, ciò vale sia per i libri dell’autore sia per il suo progetto editoriale, che spesso si configura come riproposta e riscoperta, “esortazione a non dimenticare certi scrittori, certi testi, certi fatti” (17), esigenza di recupero memoriale criticamente connotata e sempre connessa a una più ampia prospettiva culturale. In questo senso, la ricerca d’archivio vale come ricostruzione di un unico discorso critico che si costituisce appunto per frammenti, nei testi che Sciascia dedica ai libri degli altri e nelle tracce che di questi libri restano nella scrittura propriamente d’autore.

Ancora in una lettera, indirizzata proprio a Calvino, Sciascia scrive: “Restando nel deserto, altro non abbiamo che il piacere, come tu dici, e l’amarezza, come io aggiungo, di combinare all’infinito un numero finito di pezzi. E allora, giocare per giocare, non è meglio cercare i pezzi negli archivi? Questo il mio problema (e quasi il mio proposito)” (18). In altro contesto, quindi, Sciascia sottolineava il valore del documento, del testo scritto come fondamentale punto di partenza per un discorso che tenti di rendere il senso di un percorso, pur nella varietà e ricchezza dei diversi momenti in cui questo si costituisce.

Restano queste parole di Sciascia, in conclusione, ad affermare l’importanza delle carte d’archivio come strumento insostituibile per la ricerca. Gli archivi editoriali, in questo senso, rappresentano una fonte ancora in gran parte inesplorata, serbatoio, si può solo ipotizzare, di spunti e testimonianze del valore imprescindibile.

  1) Per una più ampia e puntuale lettura del carteggio rimando al mio saggio in corsa di stampa sulla “Rivista di studi italiani”, II, dicembre 2004.
  2) L.Sciascia, A ciascuno il suo, Einaudi, Torino, 1966; seconda edizione con una nota d’autore, ivi 1967.
  3) Id. Il contesto, Einaudi, Torino, 1971.
  4) Linder a Sciascia, 2 gennaio 1968, in Archivio Erich Linder (d’ora in poi AL), presso l’Archivio storico della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Carteggio Leonardo Sciascia (d’ora in poi SL), fasc.25.
  5) Sciascia a Linder, 19 ottobre 1968 (AL, SL, fasc.25)
  6) L.Sciascia, Nota a Il contesto, cit. Nello stesso testo Sciascia ricorda che la prima parte della parodia era già stata pubblicata sul n.1 gennaio-febbraio 1971, della rivista siciliana “Questioni di letteratura”.
  7) L’articolo esce sul “Corriere della Sera” del 6 maggio 1969. Verrà poi ripubblicato col titolo Una rosa per Matteo Lo Vecchio, in La corda pazza. Scrittori e cose di Sicilia, Einaudi, Torino 1970.
  8) Sciascia a Linder, 15 dicembre 1969 (AL, SL, fasc.26). Corsivo dell’autore.
  9) G.Genette, Soglie, Einaudi, Torino, 1969, p.4.
10) E’ questo il caso, ad esempio, delle importanti lettere del 20 luglio e del 1 agosto 1978 relative all’abbandono da parte di Sciascia della casa editrice Einaudi (AL, SL, fasc.35).
11) Tra le altre, cfr. le lettere relative alla traduzione all’estero dei libri di Sciascia (24 ottobre 1963, AL, SL, fasc.20 e 7 agosto e 14 dicembre 1967, AL, SL, fasc.24).
12) Leonardo Sciascia scrittore, editore, ovvero la felicità di fare libri, a cura di S.S.Nigro, Sellerio, Palermo 2003, p.24.
13) L.Sciascia, Introduzione a R.Giuffrida, R.Lentini, L’età dei Florio, con saggi di S.Troisi e G.Lanza Tomasi, Sellerio, Palermo 1985.
14) L.Sciascia (a cura di) Delle cose di Sicilia. Testi inediti o rari 4 voll. Sellerio, Palermo 1980-1986. In particolare si confronti la lettera di Sciascia a Linder del 12 agosto 1977 (AL, SL, fasc.34). Ancora in quattro volumi di “testi inediti o rari”, in cui raccoglieva o ripensava tante delle sue fonti storiche sulla Sicilia, è testimoniata dalle peculiari prose che presentano ciascuno dei brani pubblicati: così dense e ricche di lavorata erudizione che, nel loro insieme, stringono il lettore come un libro a sé. Un libro di Sciascia, naturalmente.
15) Cfr. le lettere del 21 marzo e 14 dicembre 1979 (AL, SL, fasc.36)
16) I.Calvino, Il libro, i libri, conferenza tenuta alla Fiera del libro di Buenos Aires e pubblicata in “Nuovi quaderni italiani” 10, Istituto italiano di cultura, Buenos Aires 1984, ora in Saggi 1945-1985, vol.II, a cura di M.Barenghi, Mondadori, Milano 1999, p.1847.
17) L.Sciascia, scheda di presentazione della collana La Memoria, in Leonardo Sciascia scrittore editore, cit. p.183.
18) Sciascia a Calvino, 22 novembre 1965 (pubblicata in “La Stampa-Tuttolibri”, del 25 novembre 1989)


Dal sito della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori
Giovanna Lombardo
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