Dalla lezione sullo sceriffo all'attacco contro gli esami

Nel gennaio 1950 il maestro Sciascia organizza una proiezione cinematografica al teatro comunale, scopre che i suoi scolari sono affascinati dai western e tesse il suo programma “civile” sintetizzato sul registro di classe: “Farò qualche volta una lezione sullo ‘sceriffo’: chi sa se non perderà qualcosa questa mitica figura, quando spiegherò che lo ‘sceriffo’ negli Stati Uniti è quel che il maresciallo dei carabinieri è in Italia”. E’ la prima amara constatazione sulla legalità: “Le norme civili stentano ad apprenderle: lo Stato, le sue leggi, i diritti della maggioranza e quelli della minoranza sembrano cose lontane e inafferrabili”.


Nel 1953 si danna per la qualità degli allievi: “Ho dovuto accorgermi che al peggio non c’è mai fine. Rimpiango perfino la terza che ho avuto nel 1951-2 che era letteralmente un disastro”.

Scatta nel 1956 contro gli esami liquidati come un inganno: “Succede sempre che gli alunni migliori si confondono, balbettano, sbagliano, e i peggiori se la cavano con una certa prontezza. Ciò prova quanto è ingannevole un esame – qualsiasi esame – e come soltanto il maestro che per un anno ha avuto cura di una classe, è in grado di dare un giudizio preciso”. E lo stesso anno il maestro esplode contro “il programma stroncato alla Prima guerra mondiale: non capisco perché si tema a giudicare nelle scuole il fascismo e la sua guerra”.


Da “Il Corriere della Sera” 8 aprile 2007 pag.33
F.C.
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