Palmira Mancuso, Todo Modo a Teatro, una riflessione necessaria

Fisicamente ricorda poco l’aspetto del nonno: alto, solare, sguardo intenso. Eppure Fabrizio Catalano Sciascia è chiamato a sostenere la grande eredità che il genio familiare gli ha lasciato.

Lo fa con grande limpidezza, lo fa con la forza degli scritti che sono patrimonio universale e familiare. Lo fa partendo dal teatro, ieri con la messa in scena de Il giorno della civetta, oggi con Todo modo, che debutta in prima nazionale al Teatro Vittorio Emanuele di Messina il 14 maggio. L’adattamento teatrale di uno dei più famosi “gialli” sciasciani è firmato dal maggiore biografo italiano di Sciascia, Matteo Collura, giornalista e autore del Maestro di Regalpetra.
“Ho lavorato a questa versione teatrale – spiega Collura – tenendo conto di quanto Sciascia mi confidò relativamente a Todo modo e a tutto quanto (religione, politica e costume) ruota attorno al racconto”.
Un testo molto fedele all’originale, come è stato confermato da Maurizio Marchetti, direttore artistico della prosa dell’Ente Teatro di Messina, co-regista con Fabrizio Catalano, e interprete del “magistrato”. Lo spettacolo, che il 18 maggio chiuderà la stagione di prosa del teatro messinese che lo ha prodotto in collaborazione con l’Aapas di Sebastiano Calabrò, vede protagonisti Virginio Gazzolo, nel ruolo del satanico Don Gaetano, e Pino Caruso nel ruolo dello scrittore, che nella versione teatrale sostituisce la figura del pittore, alter ego letterario dello stesso Sciascia.
Un cast siciliano che durante la distribuzione cambierà interpreti: per impegni pregressi, infatti, Pino Caruso verrà sostituito per le repliche in giro nei maggiori teatri italiani da Paolo Ferrari.
“Todo modo è una terrificante riflessione sul potere, sulla politica, sulle menzogne della nostra nazione – ha sottolineato Marchetti – e va molto apprezzato il coraggio di produrre uno spettacolo quanto mai moderno dal punto di vista dell’analisi”. Al direttore artistico fa eco Fabrizio Catalano Sciascia, che ha ribadito “la necessità di riproporre una riflessione sulla società, sul rapporto con la Chiesa, sul potere che ci illude di farci complici, ma che è sempre altrove”.
Si sentiva il bisogno di Sciascia, di riscoprire un testo di metafora politica che non è solo una testimonianza del clima storico in cui è stato scritto (basti pensare che l’anno di pubblicazione è l’anno del referendum sul divorzio), ma è una critica alla vacuità e alla formalità di alcuni rituali (rappresentati ad esempio dalla recita del rosario) con la contrapposizione tra una ragione piegata alla fede cristiana e una ragione laica, rivelatrice della verità che solo lo spettatore, il lettore, potrà trovare.
Un clima di grande entusiasmo coinvolge tutto il cast, con Pino Caruso che, a detta anche di Catalano, ha molti tratti in comune con lo scrittore siciliano e che durante la conferenza di presentazione di Todo modo ha dichiarato “di sentirsi meno intelligente dopo la morte di Sciascia”, le cui pagine lo hanno accompagnato nel corso di una vita intera.
Nessuna anticipazione sull’adattamento in scena: un work in progress annunciato che potrebbe riservare sorprese.

Palmira Mancuso

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