Fabrizio Catalano (note di regia) Todo modo - Nessuna vittima, tutti colpevoli

Il potere è altrove. Con questa affermazione – secca, lapidaria – Leonardo Sciascia chiuse, nel lontano 1983, la propria esperienza parlamentare. In poco meno di quattro anni, aveva potuto constatare che le decisioni più importanti, per il Paese e per i suoi cittadini, venivano solo formalmente prese alla Camera dei Deputati o nel Senato della Repubblica. Altrove, lontano da quelli che vengono considerati i luoghi in cui si amministra il potere, forze occulte, nascoste, impalpabili segnavano e segnano – allora come ora – il destino dell’Italia. Atroce realtà, che Sciascia aveva già intuito, in uno dei suoi romanzi più famosi, scritto quasi dieci anni prima: Todo modo. Un’impietosa denuncia dei mali che affliggono la società italiana, e non solo: la corruzione, la schizofrenia del potere e, ancor di più, una dilagante, inarrestabile mancanza di idee. Un libro profetico, dunque, illuminante: che adesso sta per diventare uno spettacolo teatrale. Che, fedele alla poetica sciasciana, ribalta le regole del poliziesco. Nel poliziesco tradizionale, infatti, il crimine giunge a rompere l’equilibrio di una società perfetta; solo attraverso la scoperta e la punizione del colpevole la ferita, nel tessuto sociale, si rimargina: e tutto torna come prima, come se nulla fosse accaduto. Nelle opere di Sciascia, invece, la società è tutt’altro che perfetta, ed il delitto è come un vaso di Pandora: dal quale fuoriesce l’ingiustizia che permea le nostre società. Il crimine appartiene all’uomo e alla società malata che l’uomo ha creato. Perciò, spesso, è impossibile individuare il colpevole, i colpevoli. Simenon diceva che esistono solo vittime e non colpevoli; Sciascia sembra quasi ribaltare questa affermazione: tutti potrebbero essere colpevoli. In Todo modo, per esempio, alcuni tra i più importanti uomini politici, industriali, rappresentanti del clero, riuniti in un luogo misterioso – l’Eremo di Zafer – per praticare gli esercizi spirituali, vengono assassinati da una mano misteriosa. Uno dopo l’altro. Ne nasce un’inchiesta intricatissima, in cui rimangono invischiati il procuratore Scalambri ed un famoso scrittore, capitato per caso nell’Eremo di Zafer. Un’inchiesta irta di ostacoli, che rischierebbe di far saltare i meccanismi del potere. Ma, contro lo Scrittore e il Procuratore, si erge non solo il muro di omertà degli ospiti dell’eremo, ma soprattutto la personalità, al tempo stesso terribile ed affascinate, di Don Gaetano. In apparenza, semplicemente un gesuita, che ha organizzato gli esercizi spirituali; in verità, un personaggio assai complesso, un essere astuto, colto, cinico, dotato di un’intelligenza superiore, che appartiene alla genia dei cattivi dei romanzi gotici, o a quella degli antieroi della letteratura russa, dal Grande Inquisitore di Dostoevskij al Demone di Lermontov.
Nel corso dello spettacolo, dunque, mentre gli eventi si susseguono a ritmo incalzante, quasi come nei romanzi di Agatha Christie, i protagonisti – uomini con idee e visione del mondo totalmente differenti – si scontrano e si confrontano. Cos’è giusto, e cosa non lo è? A cosa deve aspirare, in cosa deve credere un individuo, una società, l’umanità? Tutte domande che ci tormentano e a cui, da millenni, noi e i nostri simili cerchiamo invano una risposta…

 

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