Giorgio De Rienzo - Se Sciascia diventa un "laico pentito"

Salta fuori un memoriale inedito su Leonardo Sciascia. E' del 2004, lo ha scritto Alfonso Puma, parroco di Racalmuto morto l'anno scorso, “amico d'infanzia” dello scrittore. E' composto da una ventina di cartelle e narra piccoli aneddoti raccolti da questo semplice prete di campagna che “Nanà” (così era chiamato dagli amici Sciascia) frequentava volentieri, ma l'Avvenire del 7 aprile lo lancia a tutta pagina per raccontare il “lato cristiano” dell'autore di Todo Modo. Dunque i Vangeli che leggeva “nelle edizioni Paoline” lo “caricavano come un orologio” (!), conosceva bene scrittori cattolici come Manzoni, Pascal, Claudel e Guitton. “Ebbe a dire che non era un anticlericale, ma che desiderava vedere i preti-preti nel senso genuino”, cioè anime semplici che seguissero l'insegnamento originario di Cristo espresso nel “Discorso della Montagna”.
“Un mese prima della sua morte al palazzo vescovile di Agrigento” fece visita al vescovo Carmelo Ferraro e in “quella circostanza riferiva”, in presenza del parroco, a Sua Eminenza “la propria amarezza perché i suoi scritti non avevano raggiunto lo scopo prefissato: la lotta contro il malcostume e la mafia”.
Dov'è la notizia? Che Sciascia fosse lettore attento di Pascal e soprattutto di Manzoni è noto, che dicesse di prediligere preti dall'anima semplice è ovvio. Che si rammaricasse di non aver sconfitto la mafia e il malcostume con i libri è inverosimile: è probabile che il parroco di Racalmuto non sia stato attento. Sciascia era uno scrittore troppo umile per credere di poter trasformare un libro in arma. Dunque la notizia non c'è. C'è solo il solito tentativo goffo dei cattolici di assoldare anche Sciascia tra i laici pentiti: un brutto vizio.

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