Felice Cavallaro - "Basta con Sciascia e Camilleri"

E' stato in Sicilia per trent'anni l'economista di riferimento del vecchio Partito comunista. Piazzato pure negli enti regionali sin dai tempi dei primi “inciuci”. E anche per questo Raffaele Lombardo l'ha imbarcato nel suo terzo claudicante governo , forte di una “stampella” targata Pd. Ma ieri il neo assessore alla Formazione, Mario Centorrino, ex prorettore a Messina, intervenendo agli stati generali dell'Autonomia (brevettata dallo stesso Lombardo), ha invitato i siciliani a fare spazio nelle librerie di casa, tirando giù e non leggendo più “almeno per un anno né Sciascia, né Camilleri, né Il Gattopardo, perché ci vuole un po' di ottimismo e non se ne può più di Sicilia irredimibile, di sfigaggine...”.

Testuale. Un pugno allo stomaco. Un linguaggio rude, quasi clonato da un certo diffuso autonomismo, ma di taglio più bergamasco che siculo. E per non farsi mancare niente ecco la stilettata storico-politica che aggrega ai cognomi eccellenti da depennare quello di Emanuele Macaluso, che fu segretario del partito di Centorrino, oggi stanco di sentir riproporre “la tiritera della nostalgia sul milazzismo e su una Sicilia che non c'è più”.

Ovvio che si sia scatenata subito una reazione a catena con indignate o ironiche repliche su assessore e governo, con una curiosa convergenza destinata per una volta a saldare sulla stessa posizione nientedimenoché Claudio Fava e Rudi Maira. Il primo, leader di Sinistra Ecologia Libertà, pronto a leggere nelle parole di Centorrino “i luoghi comuni della destra berlusconiana”. E il secondo, capogruppo dell'Udc di Casini all'Assembla regionale siciliana, dubbioso davanti all'”abiura”: “Vorrei proprio sapere se ha parlato dal palco di un convegno politico oppure se era a bordo di un carro carnevalesco”.

Quando a tarda sera capisce di avere fatto esplodere una bomba col rischio di un effetto boomerang, ecco Centorrino interpretare il termine “provocazione”: Ovvio che io consideri Sciascia e Tomasi di Lampedusa, Camilleri e Macaluso pilastri della Sicilia. Grandi intelligenze. Ma nel loro impegno prevalgono sempre caratteristiche di irredimibilità, di nostalgia per i vecchi tempi, compreso il milazzismo, che non torneranno più e che rischiano di mal condizionare questo momento che la Sicilia vive...”.

Dalla riflessione letteraria si approda così a quella politica, perché l'idea di non potere mai cambiare nulla diventerebbe ostacolo allo stesso Lombardo, “unico possibile traghettatore dell'isola verso un futuro meno ambiguo”. Sì, vabbè, ma Camilleri? La risposta è uno sfogo sul padre del commissario Montalbano: “Pure lui per eroe positivo ci dà comunque un poliziotto. Non solo, ma i momenti più belli se li vive con una di Genova. Ma gli trovi almeno una fidanzata a Canicattì...”. Visto che c'è, sorride pure Centorrino, forse cosciente della furbata, ma deciso a cavalcarla: “Come vedete, per potere parlare della Sicilia bisogna parlar male di Sciascia, e senza provocazione i giornalisti non si occupano proprio di noi, ignorando rivoluzione e discontinuità dell'operazione Lombardo...”.

Viene però il mal di testa a Macaluso, che da Roma non intende proprio seguire “i voli pindarici” del suo ex compagno di partito: “Tagliare la storia, cancellarla, non tenerne conto è una delle sciagure della sinistra. Si cominciò a “tagliare” con la svolta della Bolognina, annunciando “un nuovo inizio”, ma prevale l'incapacità. Il futuro lo puoi capire solo tenendo conto del passato”.

Ma guarda un po' chi arriva in soccorso dell'economista rosso? L'intellettuale cresciuto leggendo Julius Evola, fine osservatore della sua Sicilia fino all'ultimo caustico Fimmini, Pietrangelo Buttafuoco, presidente dello Stabile di Catania anche su spinta di Lombardo: “Certo che la Sicilia è irredimibile. Altrimenti sarebbe un'inutile Malta. E il mondo intero, infatti, si dà appuntamento a Palermo. Ma non lo capite che quella di Centorrino è una provocazione? Ovvio che, invitando a non leggere Sciascia, sta moltiplicando per mille un invito a leggerlo”.

No, non l'hanno capito in famiglia. E il dirimpettaio di Buttafuoco a Racalmuto, il direttore del teatro del paese di Sciascia, Fabrizio Catalano, nipote dello scrittore, è netto: “E' l'ennesima prova di una Italia in serie B. Prima c'erano Sciascia, Calvino, Pasolini. Adesso ci si crogiola nell'Italietta declassata dove è più facile emergere senza qualità”.

Ed è quel che pensa della provocazione di Centorrino, un grande scrittore siciliano risparmiato dall'economista, Vincenzo Consolo, sferzante a difesa dell'amico Sciascia: “Questo assessore fa il paio con Berlusconi quando vorrebbe strozzare chi gira La Piovra. Ma dovrebbero prendersela con Luigi Capuana che coniò il termine attaccando Sonnino e Franchetti per la loro prima inchiesta sulla mafia, nel 1876, quando ne criticò il lavoro “come se l'isola fosse stretta nei tentagli di una piovra”. E ovviamente Consolo addita Capuana, ma senza invitare a buttarne via i libri.

 

(in Corriere della Sera, 14 febbraio 2010)

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