Euclide Lo Giudice – Isole e destino

Se la vita di Napoleone si fosse svolta con un anticipo di trentadue anni esatti, si sarebbe conclusa oscuramente, alla vigilia di quella rivoluzione di cui un Napoleone più giovane di trentadue anni avrebbe saputo sfruttare le opportunità.

In Troppo presto, troppo tardi – titolo della Nota posta alla fine di Clisson ed Eugénie, nono volume della collana La Memoria di Sellerio, che raccoglie alcuni scritti giovanili di Napoleone Bonaparte – Leonardo Sciascia riassume un racconto dello scrittore americano Stephen Vincent Benét intitolato Suona la campana della sera. Nel racconto, che Sciascia definisce una “fantasia”, sir Charles William Geoffrey Estcourt, generale inglese in pensione che deve “passare le acque” in un piccolo paese della costa francese, “tra l’autunno del 1788 e la primavera del 1789” fa conoscenza e amicizia con un singolare, eccentrico maggiore di artiglieria francese, anch’egli a riposo e malandato in salute.

“A dirvi il vero – scrive il generale alla sorella –, benché, quando parlava con me, la sua parola fosse efficace ed elevata, pure c’è in lui qualcosa di canagliesco. Deve essere un malato e, se non m’inganno, un disilluso; però i suoi occhi, quando parla, sono stranamente animatori… Certo, non si può chiamarlo un vero signore, ma mi ha fornito la conversazione più interessante che abbia gustato da un mese a questa parte […] La sua storia, in fondo, è semplice. Non è né un bandito né un pedagogo: è, come me, un soldato liquidato, un maggiore dell’Artiglieria del Re di Francia, a riposo da qualche anno con metà paga […] È arrivato a dirmi, l’altro giorno, che Federico di Prussia era, sì, un discreto generale, ma la sua tattica lasciava assai a desiderare. Io feci una risata e cambiai discorso.”

Pur trovandolo ridicolo, sir Charles “gli dà modo di sfogare quella innocente mania di rifare le battaglie e la storia del mondo, tanto più che lo vede star peggio”. La salute dell’ufficiale francese infatti peggiora e sir Charles “gli scrive infine – in inglese: ‘desiderio particolare dell’estinto’ – l’epitaffio sulla tomba”. Che è questo: “Qui giace / Napoleone Buonaparte / Maggiore della Reale Artiglieria / di Francia / Nato il 15 agosto 1737 / in Ajaccio, Corsica / Morto il 5 maggio 1789 a St. Philippe-des-Bains / Riposa, spirito inquieto…”.

“Nato il  15 agosto del 1737, – commenta Sciascia – sarebbe stato, come nella fantasia di Benét, un povero ufficiale di artiglieria mandato a riposo col grado di maggiore, deluso e maniaco; nato il 15 agosto del 1769, è diventato Napoleone il grande, imperatore dei francesi. Sarebbe diventato scrittore se fosse nato il 23 gennaio del 1783?”

Lasciando da parte l’ipotesi di un Napoleone-Stendhal – più avanti, del resto, Sciascia scrive che “Napoleone è nato al momento giusto per essere quello che è stato; non al momento giusto per essere scrittore” – con tutte le suggestioni che richiama e che Sciascia descrive nel suo saggio, coinvolgendo Stendhal, Chateaubriand,  Sainte-Beuve e Savinio: lasciando da parte quest’ipotesi, resta il fatto che il nascere al “momento giusto” può determinare – determina – il corso di una vita umana. Il destino – il caso, il fato – può offrire a un genio la possibilità di illuminare il mondo con la propria luce, o condannarlo all’oscurità. (Che ne sarebbe stato di un Leonardo da Vinci nato mezzo secolo prima, in uno sperduto villaggio dei Carpazi? O di un Michelangelo figlio di un pastore africano?)

Per chi crede nel destino, in ogni caso, al momento della sua nascita quello di Napoleone – e quindi della Francia, dell’Europa, del mondo – era già in parte segnato: e tutto si verificò in due isole, nel breve lasso di tre mesi e mezzo, tra la primavera e l’estate del 1769.

Il 1° maggio di quell’anno, infatti, a Dublino nacque Arthur Wellesley, figlio cadetto di una famiglia della nobiltà anglo-irlandese. Tre mesi e mezzo dopo, il 15 agosto, ad Ajaccio nacque Napoleone Buonaparte, futuro Imperatore dei Francesi: che da Arthur Wellesley, nel frattempo diventato Duca di Wellington, fu definitivamente sconfitto a Waterloo.

Dublino è in Irlanda, Ajaccio in Corsica. Entrambe, Irlanda e Corsica, sono isole, sia pure di diversa grandezza e importanza. Questa coincidenza assume – per chi crede al destino – una diversa e più inquietante valenza quando si scopre che a Galway, sulla costa occidentale dell’Irlanda, il 28 luglio di quello stesso 1769 nacque Hudson Lowe, che dall’aprile 1816 fu Governatore di Sant’Elena – un’altra isola – e quindi “carceriere” di Napoleone fino alla morte di quest’ultimo.

La nascita di Napoleone era quindi stata preceduta di poco da quella dei due uomini che avrebbero marcato l’epilogo della sua vita, tra Waterloo e Sant’Elena.

Avevo cominciato con due isole – Irlanda e Corsica – ed ecco che, con Sant’Elena, sono diventate tre. Curiosamente, i tre personaggi sono accomunati dalla terza. Per quanto ne so, infatti, né Wellington né Hudson Lowe posero mai piede in Corsica, né Napoleone visitò mai l’Irlanda.

Quanto a Wellington e Sant’Elena, il futuro duca quasi sicuramente vi fece sosta nell’autunno del 1796, sulla rotta per l’India, dove avrebbe iniziato la seconda parte della sua brillante carriera militare. Dico “quasi sicuramente” perché, non disponendo di notizie certe, sono propenso a crederlo, considerato che l’isola era una sosta quasi obbligata, per far provvista d’acqua e di viveri freschi, per le navi che dall’Europa si dirigevano verso il Capo di Buona Speranza.

In ogni caso, di ritorno in Inghilterra dopo i quasi nove anni trascorsi in India, a Sant’Elena il non ancora Duca di Wellington si fermò per circa tre settimane, dal 20 giugno al 10 luglio 1805, e in quell’occasione ebbe a scrivere: “L’interno dell’isola è bello, e il clima mi sembra il più salubre in cui io abbia mai vissuto”.

Da ragazzo Napoleone aveva scritto su un quaderno: “Sant’Elena, piccola isola”. Non poteva immaginare cosa gli riservasse il futuro, nel quale erano forse già scritte la sconfitta e la prigionia. E il destino – il fato, il caso – ad ogni buon conto prima di lui aveva fatto nascere il suo vincitore e il suo “carceriere”, che gli sarebbero sopravvissuti di molti anni: Lowe fino al 10 giugno 1844, Wellington fino al 14 settembre 1852.

Ma, alla fine, il prigioniero di Sant’Elena ha trionfato: la Royal Mint britannica, su incarico del Governo di Sant’Elena e dell’isola di Ascensione, nel 1986 ha coniato una moneta d’argento da venticinque sterline, sul cui dritto campeggia un Napoleone a figura quasi intera, che guarda verso la nave che lo portò nell’isola, la HMS Northumberland. L’iscrizione che sormonta il ritratto è semplicissima: ST. HELENA. NAPOLEON. 5th May 1821. Sul rovescio compaiono l’anno di coniazione – 1986 – e il ritratto di profilo della Regina, circondato dall’iscrizione ELIZABETH II ST. HELENA + ASCENSION 25 POUNDS.

Nel certificato di autenticità che accompagna la moneta – che per dimensioni e peso è piuttosto una medaglia – il personaggio è chiamato prima Napoleon Bonaparte e poi emperor Napoleon. Sulla sua tomba provvisoria, quella che nell’isola accolse le sue spoglie fino al 1840, quando furono restituite alla Francia, le autorità inglesi volevano che fosse inciso anche il cognome. La lapide rimase senza nome. Ma, trascorsi centosessantacinque anni, il problema del riconoscimento non sussisteva più, e dunque: NAPOLEON.

Per concludere: cosa sarebbe divenuto Leonardo Sciascia se invece di nascere a Racalmuto – in Sicilia: un’altra isola –, l’8 gennaio 1921 fosse nato a Firenze o a Milano? Forse sarebbe divenuto comunque uno scrittore, ma certo uno scrittore diverso dal Leonardo Sciascia che conosciamo. Possiamo quindi ringraziare il destino – il caso, il fato – per averlo fatto nascere proprio a Racalmuto, e lamentare semmai di avercelo strappato troppo presto.

 

FONTI

Leonardo Sciascia, Troppo presto, troppo tardi, Nota in Clisson e Eugénie di Napoleone Bonaparte, Sellerio, Palermo 1980; ripubblicata con il titolo Napoleone scrittore in Cruciverba, Einaudi, Torino 1983.

Richard Aldington, Il Duca di Wellington, trad. it. di Charis de Bosis, Mondadori, Milano 1966.

Encyclopædia Britannica, 30 voll., 15th edition, Chicago 1984

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