Sciasciana

Nel corso delle conversazioni con Domenico Porzio, avvenute tra il novembre 1988 e l’ottobre 1989 e poi pubblicate in Fuoco all’anima (Mondadori, Milano 1992), Leonardo Sciascia affermò che “… l’uomo mediocre sente l’appagamento che dà il potere, il fatto di avere un potere sugli altri. Mi sembra un segno inconfondibile della mediocrità questo desiderio di sovrastare gli altri, di dominarli, di avere un potere su di loro”.   Circa mezzo secolo prima, nel giugno 1938, nel diario che avrebbe poi pubblicato con il titolo Parliamo dell’elefante (Longanesi, Milano 1947), Leo Longanesi aveva scritto: “Fra vent’anni nessuno immaginerà i tempi nei quali…
“L’onorevole Tambroni appartiene a quella borghesia maschia e virile che si affaccia sui problemi sociali e politici senza infingimenti, ma soprattutto senza paure. È un lavoratore efficiente e metodico in un mondo di pigri, un solutore di problemi legislativi…”. Così lo descriveva – con assoluto sprezzo del ridicolo, si è tentati di commentare – una nota del suo ufficio stampa, riportata in Quelli del Palazzo. Album della Prima Repubblica, a cura di Guido Quaranta (Rizzoli, Milano 1993). Considerate anche queste caratteristiche del personaggio, non meraviglia troppo che il suo governo, un monocolore democristiano sostenuto dall’esterno dal MSI, sia stato uno…
Nel 1979, circa quarantacinque anni dopo averlo visto la prima volta – a Racalmuto, all’età di dodici o tredici anni, e quindi nel 1933 o nel ’34 – Leonardo Sciascia ebbe occasione di rivedere, presso gli “archives du cinéma” di Bercy, nelle vicinanze di Parigi, il film di Marcel L’Herbier Il fu Mattia Pascal.   Da questa visione nacque il saggio Il volto sulla maschera, uno dei trentasei raccolti in Cruciverba, dedicato quasi interamente all’attore Ivan Mosjoukine: il quale, nella sua carriera, oltre a Mattia Pascal interpretò anche Giacomo Casanova. E, scrive Sciascia, “io ho visto queste sue due interpretazioni prima…
All’inizio del 1830 la situazione finanziaria di Henri Beyle è piuttosto precaria. Per lui si rende quindi necessario trovare un impiego, ma soprattutto uno stipendio, che gli garantisca la possibilità di vivere decorosamente, e di scrivere. La rivoluzione del luglio 1830, che vede la cacciata di Carlo X e l’ascesa al trono di Luigi Filippo, gli offre l’occasione per cercare un incarico adeguato alle sue aspirazioni e al suo passato di funzionario dell’amministrazione napoleonica. Cerca in un primo tempo di ottenere una prefettura; e solo successivamente, non essendo riuscito nel suo intento, pensa a un consolato in Italia. Il 25…
Non sapevo cosa fosse la “giustizia riparativa” o meglio ne avevo memoria vaga pensando al Sud Africa e ai suoi tribunali per la “Restorative Justice”, voluti da Nelson Mandela allo scopo di promuovere la riconciliazione nazionale dopo anni di feroce apartheid nel suo amato paese. Dopo la serata organizzata dall’Associazione Aldo Moro di Castenedolo venerdì 5 febbraio 2016, per presentare “Il libro dell’incontro” (Saggiatore, 2015), ho capito esattamente cosa significasse “giustizia riparativa” e quanto sia serio e importante portarla avanti. Ospiti della serata insieme ad Agnese Moro, figlia dello statista ucciso dalle Brigate Rosse il 9 maggio del 1978, c’era…
In una lettera che Gustave Flaubert scrisse il 6 ottobre 1850 allo zio François Parain, da Rodi, è immortalato un tale “Thompson de Sunderland”. Il gentleman aveva avuto la brillante pensata di incidere o, più probabilmente, far incidere il suo nome – e la sua patria, come si diceva un tempo – sulla colonna di Pompeo che si trovava ad Alessandria d’Egitto, “en lettres de six pieds de haut” distinguibili a “un quart de lieue de distance”. Il sistema metrico decimale non era sfortunatamente ancora molto diffuso, ma le misure indicate da Flaubert rendono comunque l’idea delle enormi dimensioni delle lettere…
In una nota di Nero su nero, risalente alla campagna per il referendum sul divorzio della primavera del 1974, Sciascia racconta di un comizio in un paese della Sicilia interna. L’oratore cerca di convincere l’uditorio della necessità del divorzio, e lo fa portando degli esempi indiscutibili, ma viene sempre interrotto da una vecchia “asciutta, ferrigna, un’aria aggressiva”, la quale ha una sua invariabile soluzione, che rende superfluo il divorzio: “Si ammazza”. Ogni argomentazione dell’oratore risulta inutile, e Sciascia così chiude il suo resoconto dell’episodio: “Il comiziante si serba, come ultimo colpo, come ultima speranza, il caso dell’incesto. Quando l’espone, si…
Il 3 novembre 1880 per la stazione di Racalmuto transitò il primo treno. Si può immaginare che allo spettacolo fosse presente, se non tutta, gran parte della popolazione. Tra la folla c’era anche un certo don Camillo Picataggi, un “vecchio galantuomo” che non si era mai allontanato dal paese e pensava che il vapore potesse al massimo muovere il coperchio di una “pentola che bolle”: impossibile, quindi, che potesse muovere “una teoria di carri grandi come case”. I compaesani pensavano che, posto di fronte all’evidenza, il vecchio avrebbe cambiato idea. Non fu così: “… Don Camillo, dopo un momento di…
Scrive Leonardo Sciascia, ne La strega e il capitano: “Vacallo, che ai giorni del mese non dà numeri, ma santi, dice che costui (un certo cavalier Cavagnolo, ndr) si presentò a casa Melzi la vigilia di San Tommaso: e cioè il 20 dicembre”.   Il capitano Vacallo – personaggio che nella tragica vicenda svolge un ruolo tanto atroce quanto stupido – si serve di un modo di indicare i giorni molto particolare, una sorta di calendario parallelo, il cui uso è scomparso chissà quando; ma che allora, nella Milano della prima metà del xvii secolo, e quasi sicuramente non solo a…