Rêveries – Pensieri di un bibliofilo

di Giovanni Impoco

Persino un occhio di vetro si
accorge della propria cecità.
(
Stanislaw Jerzy Lec)

 

La mia biblioteca è molto fornita, come l’antica capitale dalle cento porte!...
Ci sono libri che si leggono per caso, imprevedibili deludenti, che ci cadono di mano.
Ma al di là di questi, i libri che parlano di libri sempre mi afferrano con infantile candore, e questa grazia domina sovrana quando i loro titoli cantano sagge e melodiche ariette: Del furore d’aver libri di Gaetano Volpi, Sogno di un bibliofilo di Gino Doria, La biblioteca scomparsa di Luciano Canfora, La libreria stregata di Christopher Morley, Il diavolo nella mia libreria di Alfredo Panzini, ed altri libri di pura rêverie di somigliante anatema.
Perciò, breve e silente parola basta a descriverne singoli brani o poèmes, in cui si concentra l’ascetico mondo del libro-linfa creando la gioia delle belle letture per i fantasiosi e stendhaliani lettori: qual dolce cosa è mai questa?
La parola e il silenzio dunque; nessun ordine imposto in questa rapsodie, da un pensiero nasce altro pensiero, e poco male se ancora non so dove mi condurrà.
Abbandoniamo diavoli e streghe alle Baruffe chiozzotte di goldoniano divertimento, e passeggiamo ora con Leopardi esprimendo quel che il cuore sente, e non più: “…Per quel piccolo borgo aperto alla campagna scandito da pochi rumori isolati…”

*    *   *

Nel 1925 Diego Valeri scriveva:

Il Leopardi ha nelle Operette Morali proposizioni di mordente sarcasmo contro la stoltezza d’ogni consolante credenza, e immagini e rappresentazioni grandiose dell’umana miseria, che fanno correre il pensiero a certe pagine di Montaigne.
Ma il solo accenno agli Essais che s’incontri nello Zibaldone porta la data del 23 ottobre 1828; ed è, dunque, posteriore d’un anno alla prima pubblicazione delle Operette.
Ciò non basta, certo, a escludere la possibilità che il Leopardi abbia letto, prima d’allora, il libro (il quale, per altro, mancava dalla biblioteca di Monaldo); ma induce a pensare che certe coincidenze di pensiero possono derivare dall’avere i due grandi attinto alle stesse fonti (a Lucrezio, per esempio).

 

Incuriosito di mordente sarcasmo e certe coincidenze di pensiero, decido con sincera intenzione di leggere le Operette morali del Leopardi.
Dopo questo breve tam-tam, desidero dare una semplice spiegazione di un antico rito che mi appartiene.
Come l'illusionista che con destrezza fulminea fa sparire e riapparire le carte da gioco, così io ogni qual volta che leggo o rileggo un libro, do sempre una velocissima e rituale sfogliata indagatrice; così veloce da eguagliare il vecchio cassiere di banca quando conta il blocco di banconote facendole gravitare nell’aria.
Ciò mi serve per impadronirmi di una parola-chiave o più, di reale o illusorio metafisico desiderio. Lo so, è una strategia un po’ infelice se vogliamo, ma secondo me è come un tastare il polso all’opera che sto di lì a poco per iniziare a leggere.
Sfogliando il Don Chisciotte, per esempio, ho catturato cristallizzandole le parole “L’elmo di Mambrino”, considerando l’oggetto chissà quale rara reliquia di un santo; ma quando ho scoperto poi, leggendo, che il diabolico elmo era una banale bacinella da barbiere, mi sono divertito oltremodo.

*    *    *

Spinto dall’abitudine, sfoglio velocemente le Operette; l’occhio, come un turbine, va in cerca della sua vittima, e dopo un breve e tardivo istante di lucidità, puntuale la parola cade nella mia rete.
La Critica dell’occhio, in una sinistra solitudine, acceca immediatamente un nome, il nome di un illustre scrittore: Sciascia.
Che cosa è accaduto? Forse l’intenso desiderio si è trasformato in desiderio spontaneo? Cosa ci fa nelle pagine del Leopardi lo scrittore Leonardo Sciascia, nato molte decadi dopo?
Insomma, dopo un breve smarrimento che sarebbe troppo facile da spiegare – e cioè troppo difficile -, metto come si usa dire a nudo il libro; e ho trovato – strategicamente aderente, quasi incollata fra le pagine -, ho trovato una nobile lettera dell’autore di Todo modo, datata 6 agosto 1983.
A questo punto, direbbe Pirandello: “Signori, il dramma è tutto qui.”
Per mia parte, il dramma non è tutto qui; per quanto romanzesca possa apparire, questa lettera con evidente intestazione – battuta con la sua Olivetti 22 usando il solito dito medio, e firmata con la sua personale stilografica – non poteva scegliere nascondiglio migliore.
Quindi, invisibilità dell’evidenza o eccesso di evidenza, come nella Lettera rubata di Poe?
Ecco uno scrittore esclusivo, coerente e fedele, un uomo innamorato dei libri che parlano di libri: “Io posso essere messo in crisi dalle cose, non già dalle parole o da libri”, scriveva Sciascia in un articolo nel 1970.
Pertanto, incredulo ma felice per quel pezzo di mondo sciasciano che ora è nelle mie mani, adagio sul mio scrittoio le Operette morali, e l’occhio malandrino è pronto alla lettura; ma La trovatura mi fa rinviare Leopardi per leggere insieme a voi alcune righe stralciate da una  lettera trovata di Leonardo Sciascia del 6 agosto 1983 ad un suo corrispondente toscano:

"Volevo, oltre che mandarLe un saluto, chiederLe qualche informazione su un libro di D’Annunzio, trovato in una libreria di Napoli (e stampato a Napoli nel 1915), intitolato L’invincibile. È senza dubbio la prima parte , nella prima stesura, del Trionfo della morte. Ma se questo era stato già pubblicato nel ’94, com’è che nel ’15 vien fuori con altro titolo la prima parte? È soltanto un caso di pirateria editoriale? Le mie letture dannunziane sono fatti lontani. Ma questo libro mi ha dato impressioni che non ritrovo nel ricordo della lontana lettura del Trionfo: il sentimento della gelosia mi pare vi sia analizzato con una sottigliezza che direi stendhaliana.
Lei ne sa qualcosa?"

L’amore che aveva Sciascia per i libri lo spingeva a comportarsi come l’investigatore di Poe, il cavaliere Charles-Auguste Dupin. In un’altra occasione scriveva ancora: “Il mio amore alle cose brevi sta diventando esagerato. Racconto lungo, dunque; o romanzo breve.”
Nel suo angolo di provincia, Leonardo Sciascia ha vissuto nei libri e per i libri: ce ne ricorderemo, di questo Candido illuminista.
Non conosco l’edizione stampata a Napoli nel ’15 de L’invincibile, ma ho il Trionfo della morte ed è un libro che non ho letto; quale migliore occasione?
La mia biblioteca è molto fornita, più di un deposito di esplosivo!...
Ora, sul mio scrittoio ho adagiato quest’altro destino: il libro di Gabriele D’Annunzio.
Christopher Morley sta bussando furiosamente alla porta e, celando un’allegrezza manifesta, vuol donarci un suo pensiero sui libri. Ascoltiamolo:

I libri contengono i pensieri e i sogni degli uomini, le loro speranze e i loro sforzi e tutti i loro ruoli immortali. È attraverso i libri che la maggior parte di noi arriva a comprendere quanto la vita sia magnificamente degna di essere vissuta.

*   *   *

L’ostinato vizio fa lega con l’ostinato rito, ricordate? Mi porto verso la finestra illuminata, e le pagine del Trionfo frullano freneticamente sotto le mie dita, l’occhio fulmineo colpisce al cuore Zarathustra a pagina 417.
Qualcuno in grigio potrebbe obiettare: “Ah, cobra! Facile e implacabile suggestione” – infatti D’Annunzio inizia il suo Trionfo con poderosa epigrafe del filosofo tedesco.
Va bene, mettiamo a tacere l’Innominato dicendo che: “Siamo come siamo”, eccetto qualche raro eletto!... Quindi il tomo dell’io e della folgorazione di Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno.
Non ci crederete, ma ho pure questo libro, che non ho letto: che fare?
La mia biblioteca è molto fornita, come il simposio dei sapienti!...
Eccoli infine, come vecchi amici sono qui adagiati sul mio desolato scrittoio, e con decenza e garbo dialogano tra loro: Leopardi, Sciascia, D’Annunzio, Nietzsche. Cosa si diranno?
La conclusione è vicina, e dire perché pensassi a questi quattro scrittori piuttosto che ad altri mi è impossibile; non lo so, e non voglio saperlo.
Ed ora ho un terribile e irresistibile desiderio di sfogliare Zarathustra, i suoi minuti sono contati, l’occhio è già orientato, immobile. Cieco.
Ha ragione la mia Mei Xian!... Questa mattina, insieme alla colazione, in un bigliettino scritto a lapis e piegato più volte, mi offre una graziosa poesia di Emily Dickinson.
Mei Xian aspetta che mi addormenti per leggere ciò che vado scrivendo, scoprendo così l’implacabile assenza di una scrittrice – di una donna.
Astuzie femminili necessarie… Le ho stretto affettuosamente la mano. Leggiamo:

Ampio fai questo letto,
fallo con molta venerazione,
lascia e attendi che l’ultimo responso sia eccellente e giusto,
sia il suo materasso dritto,
e il suo guanciale rotondo,
fai che nessun giallo rumore del sorger del sole,
interrompa questo istante.

*   *   *

Senza alcun disagio, quel qualcuno in grigio già nominato potrebbe ancora obiettare: “Oh, quanto anacronismo nel tuo orologio interiore! Violando il regno delle antiche pagine, hai confezionato universi a non finire; ma cosa diavolo sono queste Bagatelle per un massacro?...”
Intanto scorriamo Zarathustra e facciamo un po’ d’ordine: accendiamo La fiamma di una candela, sgombriamo gli antenati specchi, stanze anonime e senza scrupoli, e rispondiamo al tiranno giacobino e alle grida dei suoi bravi.
È bastato l’istante di uno strabico lapsus (fatalmente), di accumulata e fredda memoria, per urtare la suscettibilità dell’Innominato. Come vedete, amici lettori, le cose procedono diversamente; man mano che il labirinto di carte, di fogli, e delle poche righe che si succedono… ma non occorre spiegare, è temps perdu. Perché noi continueremo a provocare arbitrariamente con l’alzata di spalle di Julien, ossia la famosa esclamazione stendhaliana: “Tutto qui!”
La fiamma della candela risplende di luce intensa e vivida; iniziare a leggere – fu l’ordine. Complice: la parola e il silenzio.
La mia biblioteca è molto fornita, quanto la grande biblioteca di Alessandria!...

Giovanni Impoco

L'immagine associata a questo articolo è di Mihai Bujdei ed è tratta dalla copertina di "Colonia penale" di Franz Kafka, edizione in lingua rumena.

 

Altro in questa categoria: Un pretesto per leggere Petrarca »
Devi effettuare il login per inviare commenti