Leonardo Sciascia consigliere comunale a Palermo

In due periodi della sua vita Leonardo Sciascia fu anche uomo politico. Tra la metà del 1975 e l’inizio del 1977 fu infatti consigliere comunale a Palermo, eletto come indipendente nella lista del PCI; e tra il 1979 e il 1983 fu deputato nel gruppo parlamentare radicale, nell’ottava legislatura repubblicana.
   Nella primavera del 1975, su insistenza di Achille Occhetto, segretario del partito comunista siciliano, Sciascia decise di accettare la candidatura al consiglio comunale del capoluogo siciliano. In un discorso tenuto l’11 maggio al teatro Politeama, in occasione dell’apertura della campagna elettorale, e di cui Matteo Collura riporta alcuni stralci nella sua biografia dello scrittore (Il Maestro di Regalpetra, Longanesi, Milano 1996), Sciascia affermò tra l’altro che molte persone gli chiedevano chi glielo avesse fatto fare, a prendere quella decisione. E chiarì che considerava quella domanda una sorta di riconoscimento, quasi un omaggio: “… perché appunto la situazione è questa: che nulla e nessuno me lo ha fatto fare […] Non abbiamo nessun particolare interesse, nessuna particolare ambizione e appunto per ciò l’abbiamo fatto. Le cose civili, i gesti civili, appunto, si fanno quando nessun interesse particolare e personale, nessuna ambizione ci porta a farli…[…] È chiaro che io non rinnego nemmeno una virgola delle mie eresie; e questo più che a me (perché per me si tratta di una coerenza perfino ovvia), fa onore al PCI che mi ha invitato a fare parte di questa lista…”.


   La candidatura dello scrittore diventò un avvenimento di rilievo nazionale, e a Palermo mise in crisi diverse persone. In un servizio comparso su L’Ora del 7 giugno, dal titolo “Un borghese con l’amaro in bocca. Monologo di un ex consigliere”, riprodotto in Chissà come chiameremo questi anni (Sellerio, Palermo 2010), Giuliana Saladino racconta lo sfogo di un consigliere comunale uscente, di un partito ‘governativo’, che decide di non ricandidarsi: “… E come vado a votare per me e per il mio partito quando in una lista c’è Sciascia? […] Sciascia è una garanzia, mi dà la fiducia di votare finalmente per una volta per una persona che ne fa cento di tutti i politici che abbiamo. […] Un voto che mi riempie d’orgoglio. Perché Sciascia è un siciliano di altissima levatura, pulito, sempre pulito. Mi dicono: bada è una strumentalizzazione, per questo lo hanno messo in lista. No, Sciascia non si fa strumentalizzare da nessuno. È un uomo libero…”
   Sciascia fu il secondo degli eletti della lista del PCI, preceduto da Occhetto e seguito da Guttuso. L’esperienza fu però del tutto deludente. Invece di fare “un’opposizione decisa e coraggiosa”, il PCI scelse la via del confronto con la maggioranza DC. Il risultato fu che la politica politicante prese il sopravvento, e nei circa “diciotto mesi in cui ho fatto parte del consiglio comunale, neppure una volta si è parlato dell’acqua e di altri gravi e urgenti problemi – dirà più tardi Sciascia nel libro-intervista con Marcelle Padovani La Sicilia come metafora (Mondadori, Milano 1979). E proseguirà: – La questione del risanamento è stata affrontata in maniera a mio giudizio incomprensibile, e i termini concreti del problema ho potuto conoscerli soltanto in seguito, in via del tutto privata […] e così sono arrivato a capire che l’impostazione su cui DC e PCI erano d’accordo non mi andava per nulla”. Senza considerare che le sedute del consiglio comunale, fissate per le nove di sera, iniziavano non prima delle undici o mezzanotte: con l’obiettivo di ridurre al minimo la discussione, e arrivare velocemente all’approvazione dei provvedimenti presentati dalla giunta.
Aveva comunque ragione l’innominato ex consigliere intervistato da Giuliana Saladino, che aveva deciso di non ricandidarsi e di votare per Leonardo Sciascia, uomo libero che non si sarebbe fatto strumentalizzare. Con una lettera scritta a Milano il 25 gennaio 1977, Sciascia rassegnò le sue dimissioni dal consiglio comunale di Palermo.

Euclide Lo Giudice

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