Spigolature su "La scomparsa di Majorana"

Durante il trasloco de La Stampa dalla vecchia alla nuova sede, nell’ottobre di tre anni fa, sono riemerse cartelle piene di documenti di vario genere – biglietti, lettere, telegrammi – scambiati dai vari direttori con giornalisti e collaboratori, e di cui si era persa traccia.
   Ne scrive Vittorio Sabadin in un articolo pubblicato sul quotidiano torinese il 28 ottobre 2012. Un intero paragrafo è dedicato a Sciascia e riporta stralci di due lettere dello scrittore su due suoi progetti. Il primo riguarda La scomparsa di Majorana, il secondo quello che sarebbe diventato Dalle parti degli infedeli.

Tra i documenti, c’è il carteggio tra Leonardo Sciascia, Levi (Arrigo Levi, all’epoca direttore del giornale, ndr) e il vicedirettore Carlo Casalegno, nel quale lo scrittore siciliano propone di pubblicare a puntate sulla Stampa la storia di Ettore Majorana, lo scienziato misteriosamente scomparso nel 1938. Sciascia scrive da Racalmuto: «Questo lavoro su Majorana credo che sarà pronto alla fine di agosto.

È una cosa a cui penso da più di due anni, cercando documenti e testimonianze. E forse avrei lasciato tutto nel limbo delle tante mie idee non realizzate, se tutto quello che si scrive per il trentennale dell’atomica non avesse riattizzato il mio odio alla scienza». Qualche mese dopo propone un altro lavoro basato su documenti e manoscritti che riguardano la vita di monsignor Angelo Ficarra, vescovo di Patti. «Alcuni di questi documenti - scrive Sciascia - recano la dicitura “sub secreto S. Officii” con l’esplicitazione che chiunque ne divulghi il contenuto cade nella scomunica maggiore da cui soltanto il Papa può assolvere. Oltre che disposto a pubblicare il mio scritto, lei dovrebbe quindi essere disposto a prendersi la scomunica». Gli risponde Carlo Casalegno: «Levi accetta con gioia il suo racconto. Né lui né i suoi colleghi, sottoscritto incluso, temono la scomunica».

   Delle due lettere di Sciascia l’articolista non indica le date. In ogni caso, il termine indicato dallo scrittore per il completamento de La scomparsa di Majorana fu rispettato: e infatti – annunciato con grande evidenza sulle prime pagine del quotidiano del 29 e del 30 agosto – il testo fu pubblicato su La Stampa, in sette puntate, dal 31 agosto al 7 settembre 1975. Nello stesso anno seguì la pubblicazione in volume, nella collana Nuovi Coralli di Einaudi. (Dalle parti degli infedeli, invece, non fu pubblicato sul quotidiano. Quattro anni dopo, nell’ottobre 1979, diventò il volume numero 1 della sciasciana collana “La memoria” di Sellerio, che ha da poco – meritatamene e felicemente – superato il numero 1000.)
   La vicenda di Ettore Majorana segna una tappa importante della bibliografia sciasciana. Di questo era convinto anche Claude Ambroise. Il compianto critico francese, curatore delle Opere di Sciascia in tre volumi nei Classici Bompiani, fu intervistato da Salvatore Ferlita per l’edizione palermitana de la Repubblica del 15 novembre 2012. L’occasione fu il III Leonardo Sciascia Colloquium, svoltosi appunto a Palermo, al Castello Utveggio, il 16 e 17 novembre. E proprio alla fine dell’intervista, richiesto di indicare quale fosse secondo lui il personaggio sciasciano più riuscito, Ambroise rispose: “Sarei tentato di rispondere: il personaggio di Majorana”.
   In ogni caso, l’ultima parola spetta a Leonardo Sciascia. In un’intervista comparsa su Critica sociale il 13 gennaio 1978, dichiarò che Morte dell’inquisitore era il libro cui era più affezionato: “… perché lo considero non finito”. Ma nove anni dopo cambiò idea. Nel gennaio 1987, Michael Jakob e Maura Formica Jakob intervistarono lo scrittore per la rivista Zibaldone. Zeitschrift für italienische Kultur der Gegenwart. Il testo fu poi pubblicato nel n. 5 del maggio 1988, e la sua traduzione è presente nel numero monografico dedicato a Sciascia di Nuove Effemeridi (Anno III, n. 9, 1990). Alla domanda degli intervistatori: “Se lei dovesse fare un catalogo dei temi della sua opera, quali considererebbe come principali?”, Sciascia rispose: “Guardi, il mio sentimento nei riguardi dei libri che scrivo è mobile. Certo, il tema della giustizia è stato per me il più importante. La preferenza tra i libri che ho scritto, se prima l’avrei data a Morte dell’inquisitore, oggi la do alla Scomparsa di Majorana”.

Euclide Lo Giudice

Nota:
Le prime pagine de La Stampa del 29 e del 30 agosto 1975 nonché la riduzione della notizia su La scomparsa di Majorana qui pubblicate sono una gentile concessione de La Stampa, che ringraziamo.

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