La bellezza dimenticata di Sciascia poeta

Nell’edizione Adelphi realizzata nel 1997 è stata pubblicata insieme ad un altro capolavoro purtroppo sottovalutato, Favole della dittatura: si tratta dell’unica raccolta di poesie di Leonardo Sciascia, che ha il significativo titolo La Sicilia, il suo cuore. Eppure quest’opera – spesso trascurata dalla critica – ha una certa età: vide la luce nel lontano 1952, presso l'editore Bardi, in un'edizione di pregio di 111 copie numerate accompagnate dai disegni dello scultore catanese Emilio Greco, ma non dimostra affatto i suoi sessant’anni suonati, anzi. È e resta una testimonianza di quella Sicilia antica, quasi mitica che lo scrittore vede, sente, vive.

Qualcuno potrebbe rimanere stupito dalla scoperta di questo lato insolito dello scrittore racalmutese soprattutto se pensa che Sciascia era per così dire un illuminista prestato al Novecento; la sua capacità di analisi che anche quando si trovava a ipotizzare non si svincolava dalla tangibilità dei fatti potrebbe a primo impatto cozzare con la poesia, che è un mix di sentimento, musica, parole, un qualcosa che sembra aver poco a che fare con la ragione. Se infatti - come ricorda Onofri - molti dei testi si caratterizzano per un andamento prosastico che vuole quasi diventare racconto, altri fanno trapelare il debito contratto con la tradizione ermetica e mostrano «le trafitture di un lessico attinto ad una lingua antirealistica, antiprosastica, alta, che molto deve a Quasimodo (anche quello di Giorno dopo giorno), al Luzi di La barca e, in generale, ad una joinè latamente ermetica».

Eppure lo Sciascia poeta ha alcuni aspetti comuni allo Sciascia più noto, quello romanziere: nei suoi versi, liberi, si avverte la sua innata capacità di bilanciare la ricchezza delle immagini da un lato e l’asciuttezza della scrittura dall’altro; e in quelle immagini così nitide e amare che Sciascia racconta nei sui versi brevi, incisivi, a volte taglienti sono descritti il senso di fugacità della vita, il trascorrere impetuoso del tempo e i luoghi. Come se Sciascia avesse già fatto sue le leggi della sintesi e dell’essenzialità che, nelle opere a venire, diventeranno un suo tratto distintivo.

Si percepisce infatti - come si legge nella quarta di copertina del libricino realizzato da Adelphi -«l’arcana risonanza che si leva dalle descrizioni dei luoghi, come se qui la parola riuscisse a ridurre alla quintessenza l’anima della Sicilia».

Si prenda a titolo esemplificativo la poesia Pioggia di settembre (p. 28):

Le gru rigano lente il cielo,

più avido è il grido dei corvi;

e il primo tuono rotola improvviso

tra gli scogli lividi delle nuvole,

spaurisce tra gli alberi il vento.

La pioggia avanza come nebbia,

urlante incalza il volo dei passeri.

Ora scroscia sulla vigna, tra gli ulivi;

per la rabbia dei lampi preghiere

cercano le vecchie contadine.

Ma ecco un umido sguardo azzurro

aprirsi nel chiuso volto del cielo;

lentamente si allarga fino a trovare

la strabica pupilla del sole.

Una luce radente fa nitido

Il solco dell’aratro, le siepi s’ingemmano;

tra le foglie sempre più rade

splende il grappolo niveo dei pistacchi.

In pochi versi di una bellezza disarmante ecco che Sciascia rievoca in chi legge il paesaggio settembrino di un temporale in Sicilia: il gracchiare frenetico dei corvi, lo scroscio della pioggia che si abbatte sulle piante ma anche le suppliche delle donne che lavorano i campi. Ed ecco che in pochi minuti tutto finisce: la strabica pupilla del sole torna ad illuminare i campi ancora inzuppati d’acqua.

Che si tratti della poesia appena riportata o di quella, altrettanto bella, che dà il titolo alla raccolta, cioè La Sicilia, il suo cuore (il cui incipit - Come Chagall, vorrei cogliere questa terra dentro l’immobile occhio del bue – è un verso illuminante nella sua semplicità perché in esso vi è contrapposizione fra il dinamismo di Chagall e la staticità dell’occhio bovino, che poi è la stessa staticità dell’isola) non si può non pensare al fatto che il nostro Sciascia avrebbe potuto, se solo avesse voluto, continuare a dare il suo prezioso apporto anche al mondo della poesia.

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