Un altro Napoleone

In un racconto di Stephen Vincent Benét intitolato Suona la campana della sera, sir Charles William Geoffry Estcourt, generale inglese in pensione, tra l’autunno 1788 e la primavera 1789 si trova a Saint-Philippe-des-Bains per passarvi le acque. Sedendo sulla passeggiata della località termale, gli capita di notare “un ometto corpulento, della mia età circa, che camminava su e giù, contegnoso, fra i tigli…”.

I due fanno conoscenza. L’ometto si rivela essere un maggiore di artiglieria a riposo con metà paga. Col trascorrere del tempo, e il nascere di una certa dimestichezza, il generale inglese si rende conto di avere di fronte un individuo da un lato ridicolo, dall’altro affascinante. Nelle lettere che scrive alla sorella, finisce per definirlo “il mio amico”. E quando le condizioni di salute del maggiore si aggravano, accetta la sua richiesta di scrivergli – in inglese –, l’epitaffio per la tomba: “Qui giace / Napoleone Buonaparte / Maggiore della Reale Artiglieria / di Francia / Nato il 15 agosto 1737 / in Ajaccio, Corsica / Morto il 5 maggio 1789 a St. Philippe-des-Bains / Riposa, spirito inquieto…”.
   Il volume numero 9 della collana La memoria di Sellerio, pubblicato nel 1979, si intitola Clisson ed Eugénie. Si tratta della traduzione italiana di Oeuvres littéraires, comparso in Francia nello stesso anno. L’autore è Napoleone Bonaparte. Il libro raccoglie nove testi di varia lunghezza del futuro imperatore dei francesi ed è chiuso da una nota di Leonardo Sciascia, intitolata Troppo presto, troppo tardi. La nota, che prende spunto dal racconto di Stephen Vincent Benét, sarà poi inclusa, nel 1983, nella raccolta di saggi Cruciverba con il titolo Napoleone scrittore.
   Nel saggio, Sciascia gioca con le date: “Nato il 15 agosto del 1737, sarebbe stato, come nella fantasia di Benét, un povero ufficiale di artiglieria mandato a riposo col grado di maggiore, deluso e maniaco; nato il 15 agosto del 1769, è diventato Napoleone il grande, imperatore dei francesi. Sarebbe diventato scrittore se fosse nato il 23 gennaio del 1783?”
   Mettiamo da parte l’ipotesi di un Napoleone scrittore, che Sciascia descrive nel suo saggio, coinvolgendo Stendhal, Chateaubriand, Sainte-Beuve e Savinio, ma precisando che “Napoleone è nato al momento giusto per essere quello che è stato; non al momento giusto per essere scrittore”. Lasciamo da parte quest’ipotesi, con tutte le suggestioni che richiama, non ultima quella costituita dall’epitaffio del maggiore Buonaparte scritto in inglese, e da quello in italiano scritto per se stesso dal “Milanese” Henri Beyle: resta il fatto che il nascere al “momento giusto” può determinare – determina – il corso delle vite umane. Il destino – il caso, il fato, la fortuna – può offrire a un genio la possibilità di illuminare il mondo con la propria luce, o condannarlo all’anonimato. (Ma non soltanto è importante nascere al “momento giusto”: anche il luogo in cui si nasce ha la sua importanza. Che ne sarebbe stato di un Leonardo da Vinci o di un Einstein, se fossero venuti al mondo in un villaggio siberiano o in una capanna africana? E ci si può anche chiedere: cosa sarebbe divenuto Leonardo Sciascia se, invece di nascere a Racalmuto l’8 gennaio 1921, fosse nato vent’anni prima o vent’anni dopo a Firenze o a Milano? Forse sarebbe divenuto comunque uno scrittore, ma certo non il Leonardo Sciascia che conosciamo.)
  
Se la vita di Napoleone si fosse svolta con un anticipo di trentadue anni, come nel racconto di Benét, si sarebbe conclusa oscuramente, alla vigilia di quella rivoluzione di cui invece il vero Napoleone seppe sfruttare le opportunità. Nell’esistenza di Napoleone un ruolo determinante lo ha infatti giocato la fortuna: prima di tutto facendolo nascere al “momento giusto”, come scrive Sciascia; poi facendolo distinguere, quando era un giovane e sconosciuto capitano di artiglieria, all’assedio di Tolone, nell’autunno 1793; e finalmente facendogli vincere una battaglia che sembrava perduta, e che invece avrebbe costituito il punto d’inizio della sua cavalcata trionfale.
  
Nelle prime ore del pomeriggio del 14 giugno 1800, nella piana di Marengo, la battaglia cui l’austriaco Melas aveva dato avvio la mattina sembrava infatti perduta per il Primo Console Napoleone Bonaparte. Il quale aveva commesso diversi errori, tra cui l’aver distaccato due importanti contingenti del suo esercito per tagliare la probabile ritirata all’avversario Melas, che invece lo attaccò. Per fortuna del trentunenne Primo Console, il generale Louis-Charles-Antoine Desaix de Veygoux riuscì a riportare le truppe al suo comando sul campo di battaglia in tempo per capovolgere le sorti dello scontro. “Questa battaglia è completamente perduta”, disse il generale Desaix al suo comandante in capo “ma sono soltanto le due e vi è il tempo per vincerne un’altra”. In effetti erano le tre, ma si tratta di un dettaglio di secondaria importanza. Poco dopo, Desaix morì sul campo, colpito da una pallottola al cuore, e la sera il Primo Console poté annunciare che “Il giorno di Marengo rimarrà famoso in tutta la storia”. Nel suo monumentale volume Le campagne di Napoleone, pubblicato in Italia da Rizzoli nel 1968, lo storico inglese David G. Chandler commenta: “Aveva ragione; fu la sua prima grande vittoria come capo di Stato, e molti esperti considerano la campagna di Marengo come l’inizio della sua piena grandezza, sia civile, che militare.”
   Se fosse nato nel 1737, come scrive Sciascia in Troppo presto, troppo tardi / Napoleone scrittore, Napoleone sarebbe probabilmente stato “un povero ufficiale di artiglieria mandato a riposo col grado di maggiore, deluso e maniaco”; nato nel 1769 “è diventato Napoleone il grande, imperatore dei francesi”; nato nel 1783 forse sarebbe stato uno scrittore. Quale sarebbe stata la sua sorte, se il 14 giugno 1800 il generale Desaix non fosse giunto in tempo per rovesciare l’andamento della battaglia di Marengo?
   Per chi crede nel destino, al momento della sua nascita quello di Napoleone – e quindi della Francia, dell’Europa, del mondo – era comunque già segnato: e tutto si verificò nel breve corso di tre mesi, tra la primavera e l’estate del 1769. Il 1° maggio di quell’anno, infatti, a Dublino nacque Arthur Wellesley, figlio cadetto di una famiglia della nobiltà anglo-irlandese, che in seguito sarebbe diventato il Duca di Wellington; e tre mesi dopo, il 28 luglio, a Galway, sulla costa occidentale dell’Irlanda, nacque Hudson Lowe, che dall’aprile 1816 sarebbe stato Governatore di Sant’Elena e quindi “carceriere” di Napoleone fino alla morte di quest’ultimo. La nascita di Napoleone Buonaparte – ad Ajaccio, il 15 agosto 1769 – era quindi stata preceduta di poco da quella dei due uomini che avrebbero marcato l’epilogo della sua vita, tra Waterloo e Sant’Elena.
  
Louis-Charles-Antoine Desaix de Veygoux, lo sfortunato protagonista del trionfo di Marengo, era nato esattamente due secoli e mezzo fa, il 17 agosto 1768: un anno prima di Napoleone Bonaparte, alla cui epopea contribuì con il sacrificio della sua vita. Napoleone diceva che i suoi generali li voleva soprattutto fortunati. Desaix non lo fu. Queste righe sono dedicate anche alla sua memoria.

Euclide Lo Giudice

 

Nota


Nel 1982 Leonardo Sciascia scrisse, per un programma televisivo mai andato in onda, una Intervista impossibile a Napoleone Bonaparte. Insieme ad altre due “interviste impossibili” – la prima a Maria Sofia regina di Napoli, la seconda al generale Jaruzelski – e a un Dialogo tra Candido e l’Inquisitore sulle cose presenti, la si può leggere nel primo volume delle Opere. Narrativa · Teatro · Poesia, a cura di Paolo Squillacioti (Adelphi, 2012). Nel testo, in cui non c’è alcun riferimento a Marengo, Sciascia fa dialogare soprattutto Napoleone e Chateaubriand, e proprio a quest’ultimo fa dire – tra l’altro nel suo primo intervento – una cosa che vale la pena di riportare: “… Comunque, eccomi qui. (Rivolto agli spettatori) Nell’etere in cui voi vagate e ci costringete a vagare, con questo strumento dell’intelligenza che sta diventando un mostruoso moltiplicatore della stupidità umana, i richiami sono irresistibili e obbliganti…”.
Sciascia si riferiva alla televisione. Probabilmente, internet era al di là della sua immaginazione.

 

 

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