Sciasciana

Non sapevo cosa fosse la “giustizia riparativa” o meglio ne avevo memoria vaga pensando al Sud Africa e ai suoi tribunali per la “Restorative Justice”, voluti da Nelson Mandela allo scopo di promuovere la riconciliazione nazionale dopo anni di feroce apartheid nel suo amato paese. Dopo la serata organizzata dall’Associazione Aldo Moro di Castenedolo venerdì 5 febbraio 2016, per presentare “Il libro dell’incontro” (Saggiatore, 2015), ho capito esattamente cosa significasse “giustizia riparativa” e quanto sia serio e importante portarla avanti. Ospiti della serata insieme ad Agnese Moro, figlia dello statista ucciso dalle Brigate Rosse il 9 maggio del 1978, c’era…
All’inizio del 1830 la situazione finanziaria di Henri Beyle è piuttosto precaria. Per lui si rende quindi necessario trovare un impiego, ma soprattutto uno stipendio, che gli garantisca la possibilità di vivere decorosamente, e di scrivere. La rivoluzione del luglio 1830, che vede la cacciata di Carlo X e l’ascesa al trono di Luigi Filippo, gli offre l’occasione per cercare un incarico adeguato alle sue aspirazioni e al suo passato di funzionario dell’amministrazione napoleonica. Cerca in un primo tempo di ottenere una prefettura; e solo successivamente, non essendo riuscito nel suo intento, pensa a un consolato in Italia. Il 25…
Nel 1979, circa quarantacinque anni dopo averlo visto la prima volta – a Racalmuto, all’età di dodici o tredici anni, e quindi nel 1933 o nel ’34 – Leonardo Sciascia ebbe occasione di rivedere, presso gli “archives du cinéma” di Bercy, nelle vicinanze di Parigi, il film di Marcel L’Herbier Il fu Mattia Pascal.   Da questa visione nacque il saggio Il volto sulla maschera, uno dei trentasei raccolti in Cruciverba, dedicato quasi interamente all’attore Ivan Mosjoukine: il quale, nella sua carriera, oltre a Mattia Pascal interpretò anche Giacomo Casanova. E, scrive Sciascia, “io ho visto queste sue due interpretazioni prima…
“L’onorevole Tambroni appartiene a quella borghesia maschia e virile che si affaccia sui problemi sociali e politici senza infingimenti, ma soprattutto senza paure. È un lavoratore efficiente e metodico in un mondo di pigri, un solutore di problemi legislativi…”. Così lo descriveva – con assoluto sprezzo del ridicolo, si è tentati di commentare – una nota del suo ufficio stampa, riportata in Quelli del Palazzo. Album della Prima Repubblica, a cura di Guido Quaranta (Rizzoli, Milano 1993). Considerate anche queste caratteristiche del personaggio, non meraviglia troppo che il suo governo, un monocolore democristiano sostenuto dall’esterno dal MSI, sia stato uno…
Nel corso delle conversazioni con Domenico Porzio, avvenute tra il novembre 1988 e l’ottobre 1989 e poi pubblicate in Fuoco all’anima (Mondadori, Milano 1992), Leonardo Sciascia affermò che “… l’uomo mediocre sente l’appagamento che dà il potere, il fatto di avere un potere sugli altri. Mi sembra un segno inconfondibile della mediocrità questo desiderio di sovrastare gli altri, di dominarli, di avere un potere su di loro”.   Circa mezzo secolo prima, nel giugno 1938, nel diario che avrebbe poi pubblicato con il titolo Parliamo dell’elefante (Longanesi, Milano 1947), Leo Longanesi aveva scritto: “Fra vent’anni nessuno immaginerà i tempi nei quali…
Uno dei sette testi che compongono Cronachette, centesimo volume della collana “La memoria” di Sellerio, pubblicato nel 1985, è intitolato Mata Hari a Palermo. Il saggio racconta il breve soggiorno palermitano della danzatrice-spia olandese, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre del 1913, e prende spunto da alcuni articoli della stampa palermitana dell’epoca, che presentano una versione alquanto diversa – e più attendibile – di quella prospettata dal biografo di Mata Hari, Sam Waagenaar. Secondo quest’ultimo, sarebbero stati i Florio a portare la danzatrice a Palermo, per esibirsi al café-chantant Trianon, che era di proprietà di Ignazio Florio.…
Quasi alla fine de Il cavaliere e la morte il protagonista, l’innominato Vice, mortalmente malato, ripensa alle cose della sua infanzia e adolescenza, e tra queste a L’isola del tesoro: “una lettura, aveva detto qualcuno, che era quanto di più si poteva assomigliare alla felicità”. E ricorda la vecchia Edizione Aurora che ne aveva e che, a differenza di tanti altri libri perduti nel corso dei suoi trasferimenti, ancora conservava.
Nell’unica scena d’amore de Il Consiglio d’Egitto, che costituisce il nono capitolo della prima parte del romanzo e ha per protagonisti Francesco Paolo Di Blasi e la contessa di Regalpetra, Leonardo Sciascia non descrive la posizione assunta dalla contessa, ma per così dire invita il lettore a cercare nella propria memoria l’immagine di un quadro: “Si vedeva, con la coda dell’occhio, nella grande specchiera; e davanti, sul piano da scrittoio del trumeau, aveva, ridotto a vivida miniatura dentro il coperchio di una tabacchiera, quel quadro di François Boucher che i casanovisti dicono sia il ritratto di mademoiselle O’Murphy.“Erano di moda…
Si usa dire che l’istituzione scolastica riveste un ruolo determinante per la sopravvivenza di un autore nella memoria collettiva; se gli insegnanti nel periodo degli studi e della formazione hanno frequentato e apprezzato i libri di uno scrittore, facilmente li proporranno alla platea più vasta e forte di lettori di ogni paese: gli studenti. Nel 2016 ha avuto luogo il concorso per diventare insegnanti legato alla legge 107/2015, la riforma della “Buona Scuola”. Non senza sorpresa, il sesto quesito della prova scritta di italiano riguardava proprio Leonardo Sciascia, eccolo qui:   Quesito 6 - «Nulla di sé e del mondo…