Sciasciana

La palermitana piazzetta Marchese Arezzo, situata a pochi metri di distanza dall’incrocio tra via Vittorio Emanuele e via Roma, è in effetti uno slargo della salita Sant’Antonio. Un turista non immaginerebbe che quello spazio di alcune decine di metri quadrati abbia una sua individualità toponomastica.
Leonardo Sciascia fu membro della Camera dei Deputati dal 1979 al 1983. Fu presentato nelle liste del Partito Radicale alle elezioni politiche del 3-4 giugno 1979, nelle circoscrizioni di Roma, Milano e Torino, e il 13 giugno fu proclamato eletto nel XIX collegio di Roma.
La salute di monsignor Angelo Ficarra, vescovo di Patti, stava molto a cuore a S. E. il cardinale Piazza, che era a capo della Sacra Congregazione Concistoriale della Santa Sede. La malattia del prelato siciliano era, tra l’altro, molto curiosa: all’opposto dei malati immaginari, egli era infatti convinto di star bene. Ma poiché bene non stava, il cardinale Piazza tentò di convincerlo a ritirarsi dal suo gravoso incarico: per pensare appunto alla salute.
Il mare colore del vino, il racconto che dà il titolo all’intera raccolta del 1973, narra il viaggio in treno tra Roma e Agrigento di un giovane ingegnere del Nord. Durante il tragitto via terra-mare-terra, l’ingegner Bianchi incontra nello scompartimento del treno una curiosa famiglia siciliana, i Micciché, composta da madre, padre e due bambini, uno dei quali particolarmente vivace e brillante. Insieme a loro c’è anche una conoscente, una giovane insegnante, che non lascia indifferente l’ingegnere. Per ammissione dello stesso Sciascia, il viaggio è una metafora dell’esistenza, un “cronotopo” in cui si riproducono tutti gli elementi della vita: «Il…
La lettera aperta che Émile Zola indirizzò al Presidente della Repubblica Félix Faure sul caso Dreyfus fu pubblicata – sotto il titolo redazionale “J’Accuse…!” – sull’intera prima pagina de L’Aurore del 13 gennaio 1898. Dopo aver riepilogato i dettagli dell’affaire, lo scrittore chiudeva la sua lettera-pamphlet con una serie di otto capoversi, che iniziavano con “J’accuse…” e appunto accusavano alti ufficiali, periti, giornali e tribunali militari di avere partecipato, a vario titolo, a una vergognosa ingiustizia, condannando un innocente e assolvendo un colpevole.   Poco meno di un secolo dopo, il 14 ottobre 1983, sulla terza pagina del Corriere della Sera…
Nel finale dell’ottavo capitolo della prima parte de Il consiglio d’Egitto, don Giuseppe Vella si rivolge al suo collaboratore Cammilleri, per distoglierlo dal sentimento di rimorso dovuto alla sua complicità nell’impostura di cui è artefice l’abate. È sicuramente una delle pagine più intense del capolavoro di Sciascia. Messa da parte per un attimo la maschera dell’impostore, Vella si abbandona a una riflessione onesta, amara, profonda sulla storia e sul lavoro dello storico: E allora don Giuseppe pianamente gli spiegava che il lavoro dello storico è tutto un imbroglio, un’impostura: e che c’era più merito ad inventarla, la storia, che a…
Nel 1979 Leonardo Sciascia scrisse la prefazione e la postfazione del romanzo di Agatha Christie L’assassinio di Roger Ackroyd, ripubblicato da Mondadori nella collana Oscar gialli nell’ottobre di quell’anno. Il romanzo – titolo originale The Murder of Roger Ackroyd – era comparso in Inghilterra nel 1926 ed era stato tradotto per la prima volta in Italia, sempre da Mondadori, nel 1930. Il titolo della prima traduzione – secondo Sciascia “più suggestivo e osservante” di quello, letterale, poi definitivamente adottato – era Dalle nove alle dieci.
Ci sono pagine ne Il consiglio d’Egitto sulle quali non ci si può non soffermare a lungo. I capitoli finali del romanzo sono tra i più belli e alti di tutta la letteratura italiana. Il giacobino Francesco Paolo Di Blasi si trova in stato di arresto, viene torturato da un tribunale che tenta di estorcergli nomi, tempi e modi della congiura repubblicana sventata dal potere baronale. I pensieri che attraversano la sua mente durante le atroci sofferenze a cui i tratti di corda, la veglia e il fuoco lo sottopongono, prima del colpo definitivo del boia, delineano un nodo cruciale…
Biella e Prato sono due dei distretti tessili più importanti d’Italia. La città piemontese è famosa nel mondo per le sue lane pettinate di eccelsa qualità, mentre quella toscana un tempo era nota soprattutto per i tessuti cardati ricavati dalla lavorazione degli stracci. Negli ultimi decenni l’industria tessile pratese si è però ampiamente evoluta e diversificata, trattando fibre di ogni genere e producendo tessuti di qualità anche altissima.   Non so se qualche scrittore abbia scritto di Biella e della sua industria laniera. Dell’industria tessile della Prato di un tempo, ma soprattutto del commercio delle balle di stracci che la alimentavano,…
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