Farewell Tom! In memoria di Tom Baldwin (1948 - 2017)

Lo scorso 29 ottobre, a Milano, è morto il professor Thomas Donald Baldwin. Di nazionalità britannica, in anni lontani era stato docente di italiano a Londra, ed era anche diventato presidente della Association of Teachers of Italian. Si era poi trasferito a Milano, dove aveva insegnato all’Istituto di Lingue Straniere della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi e all’Università IULM. Era stato negli anni ’80 anche Lettore di Inglese all’Università di Firenze. Tom – come preferiva essere chiamato – era da moltissimi anni socio degli Amici di Sciascia, ma prima ancora aveva conosciuto personalmente il Nostro, intrattenendo con lui per molti anni una corrispondenza ora custodita presso la Fondazione Sciascia di Racalmuto. Dallo scrittore aveva anche ottenuto a Parigi una lunga intervista – probabilmente la prima concessa da Sciascia ad un intervistatore di madrelingua inglese – che aveva rappresentato uno dei momenti più importanti della sua vita.

Uomo di grande umanità, ironia e garbo, nonché grande studioso, Tom Baldwin è stato prodigo di suggerimenti e proposte di studio sul Nostro, in parte già raccolte dalla nostra Associazione e in parte prossime a esserlo. Non nascondeva le sue non floride condizioni economiche, anzi ne accennava con sprezzatura – la sua pensione doveva infatti essere piuttosto esigua – pur versando regolarmente la sua quota di adesione ogni anno e preoccupandosi anzi che il suo sostegno agli Amici potesse venire a mancare. E a questo proposito, va detto come siano proprio le persone che hanno maggiori difficoltà economiche a essere le più attente e generose: Tom è sempre stato così, da buon anglosassone che trovava normalissimo che i membri di una associazione si pagassero le proprie idee versando una quota ogni anno. Egli aveva preso parte a molteplici iniziative degli Amici di Sciascia, a Milano come a Palermo, e l’ultima volta a Torino nel novembre di un anno fa, in occasione del Leonardo Sciascia Colloquium “Porte aperte. Leonardo Sciascia e il cinema”. Si è trattato dell’ultima sua presenza ad un nostro evento. Aveva salutato con entusiasmo la decisione di tenere l’assemblea annuale dei soci a Racalmuto, nello scorso mese di aprile, ma le sue condizioni di salute non gli avevano consentito di partecipare.

Alla famiglia di Tom, alla persona affabile, discreta e gentile che sempre ci è stata vicina in questi anni, donandoci la sua amicizia, e che non dimenticheremo, vanno la nostra simpatia e le nostre affettuose condoglianze.

Gli Amici di Leonardo Sciascia

 

 

*

 

Un giovane inglese, docente di italiano a Londra, nel 1976 scopre Leonardo Sciascia, se ne entusiasma e comincia a leggerne le opere ai suoi studenti. Decide quindi di scrivergli.
  
Il giovane docente si chiama Thomas Donald Baldwin. Nel 1978 va in Sicilia, a Palermo e Racalmuto, con l’intenzione di conoscere Sciascia, ma gli manca il coraggio di avvicinarlo e l’incontro non avviene. In seguito, gli scriverà manifestando il desiderio di incontrarlo e la sua intenzione di curare un’edizione de Il giorno della civetta destinata agli studenti inglesi, con un’intervista all’autore.
   Una sera del maggio 1979 Baldwin si decide a telefonare a Leonardo Sciascia, che gli aveva dato il numero telefonico della casa editrice Sellerio, dove poteva essere raggiunto ogni pomeriggio. Sul momento, Sciascia crede che all’altro capo del filo ci sia James Baldwin, lo scrittore americano. Chiarito l’equivoco, invita Thomas Baldwin ad incontrarlo a Parigi, dove si sarebbe trovato pochi giorni dopo: “Così finalmente ci conosciamo”. Il giovane docente è alquanto squattrinato. Trova i soldi per il volo Londra-Parigi e ottiene l’ospitalità di un’amica parigina. Nel pomeriggio del 19 maggio, assiste a un seminario universitario di cui Leonardo Sciascia è uno dei relatori. Al termine del seminario, Baldwin si presenta e viene invitato dallo scrittore a fargli visita l’indomani mattina, domenica 20 maggio, all’
Hotel Vernet.
   In un’intervista concessa a Concetto Vecchio, intitolata “E alla fine mi invitò a cena, chez Maxim”, pubblicata su
la Repubblica del 23 novembre 2014, Tom Baldwin racconta il suo incontro con lo scrittore di Racalmuto, che per lui era diventato un mito. Invitato dal concierge del Vernet ad accomodarsi in una stanza, attende pazientemente fin quando, attratto dai colpi di tosse che provengono dall’altra parte della parete, si rende conto di aver sbagliato porta. Sciascia e Baldwin parlano per tre ore, davanti al registratore che Tom si è portato dietro. “Un buon giornalista non ha bisogno del registratore”, dice Sciascia bonariamente, al che Baldwin risponde di non essere un giornalista.
  
Non aveva le albagie del grande scrittore, era rimasto il maestro di Ragalpetra che pazientemente spiegava. Mi sciolsi – ricorda Baldwin. – Fumava senza requie. La stanza era avvolta in una nuvola spessa di fumo. Mi domandò: ‘Lei ha impegni per pranzo?’. Non ne avevo. ‘Andiamo al Maxim’s, ci andava Hemingway’. Mi toccai i pochi spiccioli che serbavo in tasca: nove franchi, bastavano per un hot dog. Sciascia pagò per tutti”. I commensali di quel pranzo – non della cena, come indicato nel titolo dell’intervista – oltre a Sciascia furono soltanto due: Tom Baldwin, appunto, e Claude Ambroise, il critico sciasciano per eccellenza.
  
La trascrizione delle circa tre ore di intervista – per la quale Tom fu aiutato da Giovanna Borgese, dell’Istituto Italiano di Cultura di Londra, e da Iole Fiorillo Magri, amica di Sciascia e docente allo Smith College – ha avuto una sorte particolare.
  
Una parte, pari a circa la metà, fu infatti pubblicata, con il titolo Leonardo Sciascia: l’uomo, il cittadino e lo scrittore – A colloquio con Tom Baldwin, Con Note, in «Association of Teachers of Italian (ATI) Journal» (Great Britain), 30, Spring 1980, pp. 30-51. Fu poi riproposta in «Rassegna Siciliana di Storia e Cultura», II, n. 4 - Agosto 1998, con il titolo Leonardo Sciascia nell’intervista a Thomas Baldwin (Parigi 1979).
   L’altra metà dell’intervista, dedicata esclusivamente a
Il giorno della civetta, doveva far parte di un’edizione del racconto che Tom Baldwin stava preparando per la casa editrice britannica Harrap, destinata ad uso di studenti di italianistica di madrelingua inglese (testo integrale nell’originale italiano, con un’introduzione biografica/critica, bibliografia, foto, carta geografica, note esplicative e, in fondo, un vocabolarietto italiano/inglese). Per vari motivi, tale edizione non fu poi realizzata, e questa parte dell’intervista rimase nel cassetto di Tom Baldwin.
   Nel novembre 2014, anche “grazie alla mediazione del nipote di Sciascia, Vito Catalano”, un estratto di questa parte è stato finalmente pubblicato, con il titolo
Il giorno della civetta e di Mr. Baldwin, nella prima delle due pagine – unite dall’occhiello “L’anniversario. Cose loro” – che il 23 novembre «la Repubblica» dedicò al venticinquesimo anniversario della morte di Sciascia. La seconda delle due pagine conteneva l’intervista, già citata, di Concetto Vecchio a Tom Baldwin. Le due pagine erano arricchite da due foto di Ferdinando Scianna: una ritraeva Sciascia nella sua casa di campagna a Racalmuto, l’altra lo scrittore insieme a Tom Baldwin, ripresi a Parigi il 19 maggio 1979.
   L’importanza dell’intervista di Tom Baldwin a Leonardo Sciascia è sottolineata da Paolo Squillacioti nelle sue “Note ai testi” del primo volume delle
Opere. Narrativa - Teatro - Poesia, da lui curate per Adelphi e pubblicate nel 2012. A pagina 1764 del volume si legge infatti che la prima spiegazione del significato del titolo del romanzo è «l’autopresentazione scritta [da Sciascia, ndr] in funzione di un programma alla radio jugoslava e allegata a una lettera del 5 dicembre 1960 al poeta sloveno Ciril Zlobec» (una scoperta dovuta al recupero da parte di Francesco Izzo del carteggio Sciascia-Zlobec, di cui si rimanda all’approfondimento critico di Giovanna Lombardo alle pp. 53-56 della sua ricerca pubblicata in Leonardo Sciascia e la Jugoslavia, a cura di Ricciarda Ricorda, Olschki 2015). Dopo la citazione del brano della lettera a Zlobec, Squillacioti così prosegue: «Il concetto è ribadito quasi vent’anni dopo nella parte inedita del colloquio che Sciascia ebbe a Parigi con Tom Baldwin il 20 maggio 1979». Seguono quindi le parole di Sciascia:

«Quando uno ha difficoltà a trovare un titolo, può aprire a caso la Bibbia o Shakespeare e lo trova. Io ho fatto l’operazione con Shakespeare ed è venuta fuori questa frase ‘… come la civetta quando il giorno compare’. Ci ho pensato se non andasse benissimo col tema del libro. La civetta è un animale notturno; invece questa specie di società segreta che è la mafia, società diciamo notturna, in Sicilia agisce di giorno. Lo sanno tutti, tutti la conoscono e non suscita nessuna meraviglia».
[…]
«Sì, i titoli sono sempre importanti – risponde Sciascia a un’altra domanda –; e questo mi pare che dia anche misteriosamente e ambiguamente il senso del libro. La civetta, animale notturno, diventa animale diurno in Sicilia: una metafora».

Tutti noi lettori e amanti dell’opera di Sciascia dobbiamo quindi essere grati all’amico Tom Baldwin: per aver invitato Leonardo Sciascia a chiarire – vent’anni dopo l’originale conversazione di Sciascia a Radio Lubiana – il significato del titolo della sua opera narrativa più nota e diffusa, ma che lui non amava molto:

«Io non lo amo molto perché ha avuto troppo successo rispetto agli altri libri miei – si legge nella parte dell’intervista pubblicata in Rassegna Siciliana di Storia e Cultura –. Io ritengo di aver scritto dei libri migliori; ad esempio Il Consiglio d’Egitto, per me, è un libro migliore del Giorno della civetta. Anche A ciascuno il suo, anche Todo modo. Però questo è il libro che ha avuto un successo enorme. Credo che in Italia sia sul milione di copie… poi è stato tradotto… cioè ha avuto successo anche per ragioni esterne al libro, per ragioni che riguardano il fenomeno della mafia in Sicilia. Allora questo mi disturba un po’, perché – dopo tutto – io non sono un mafiologo, sono uno scrittore. In quanto scrittore, so dove sono riuscito meglio e dove un po’ meno. E questo libro non mi pare che sia un libro importante, se non esternamente…»

E.L.G.

Devi effettuare il login per inviare commenti