Un gentiluomo d’altri tempi. Ricordo di Sebastiano Gesù (1946 - 2018)

Quando Sebastiano Gesù venne a Torino, nel novembre 2016, per partecipare al VII Colloquium su Leonardo Sciascia, dedicato al rapporto tra lo scrittore e il cinema, in molti non lo conoscevamo di persona, ma penso tutti conoscessimo i suoi libri, di cui avevamo apprezzato i contenuti, preziosi per ogni cultore dell’opera di Sciascia e delle sue connessioni con la decima musa. Chi, infatti, tra noi non si era documentato sul suo prezioso Le maschere e i sogni, in cui aveva ritrovato una messe di scritti sciasciani sul cinema, tra i più vari, oppure non aveva divorato i saggi contenuti in quel Leonardo Sciascia, che si apre con un testo a quattro mani dello stesso Gesù e di Nino Genovese, intitolato, con felice intuizione, «Uno scrittore con la macchina da presa»?

 

Ebbene, da vicino potemmo conoscere un uomo perbene, scoprire due occhi acuti e penetranti, una vivacità intellettiva che il connaturato senso oraziano della misura gli consentiva di contenere e un sorriso bonario, ma soprattutto un garbo e una gentilezza che ne facevano una persona squisita, come sanno essere i siciliani D.O.C.. Un gentiluomo nella piena accezione del termine.

I suoi modi inappuntabili e il suo profondo senso d’umiltà colpirono molti tra noi: in un’epoca in cui imperversa la presunzione, spesso condita di arroganza, specie in quei soggetti che paradossalmente meno sanno ma più si illudono di contare qualcosa, uno studioso dal valore riconosciuto come lui, che si professava invece soltanto un appassionato di ricerca, apparve subito speciale, eppure insolitamente autentico.

Nella sua relazione al convegno, dove portò la reale novità dei documentari commentati da Sciascia, che aveva rintracciati e raccolti con pazienza certosina, furono ulteriormente palesi a tutti la sua competenza e la ricchezza delle sue capacità analitiche, eppure generosamente disse di voler offrire semplicemente un campo di indagine in più a chi avesse voluto e saputo avvalersi dei più sofisticati strumenti di studio.

Chi ebbe modo di parlargli, a cena o negli intervalli tra le relazioni, fu lusingato dalle sue attenzioni, che elargiva con un rispetto del prossimo sempre meno frequente.

La moglie Rosa lo sorvegliava con amore e dedizione, come si fa nei riguardi di qualcosa di fragile e di prezioso insieme: Sebastiano era in dialisi, per una singolare comunanza con lo scrittore di Racalmuto, e la dolce e forte consorte sembrava volesse proteggerlo.

A tavola Sebastiano parlò dei suoi progetti di scrittura e del festival di cinema appena ultimato e di quelli che andava programmando; raccontò di ciò che stava scrivendo, ancora sulla Sicilia e sul cinema, ovviamente, e di quanto andava raccogliendo sulla letteratura delle zolfare, sui carusi, sulle miniere della sua terra…

Un antidoto ai mali della vita, alle sue insidie? Una straordinaria maniera per combattere lo spettro dell’età e della morte? Difficile a dirsi. Certo è che il suo fiume di idee travolse gli attenti interlocutori. Se è vero che la gioventù è la fase della vita più ricca di energie e che queste si accompagnano a un turbinio di idee, Sebastiano Gesù era ancora più giovane dei giovani e lascia interdetti e tristi la notizia che il 2 luglio u.s. ci abbia davvero lasciati.

Nel ricordo della redazione tutta, poiché i suoi modi erano così eleganti da risultare poco moderni e la sua creatività tanto vulcanica, rimarrà per sempre un giovane gentiluomo d’altri tempi.

Gli Amici di Leonardo Sciascia

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