Sarde e altre cose allo zolfo – Leonardo Sciascia – Henry Beyle edizioni

Un piccolo gioiello, questo «Sarde e altre cose allo zolfo», realizzato con cura e gusto dalle edizioni Henry Beyle. Si tratta di 49 paginette che inaugurano la collezione «Quaderni di cucina», elegantemente stampate su carta Erkall-Bütten, arricchite da una sovraccopertina su carta Ingres Fabriano carattere Garamond monotype corpo 11:  575 copie numerate, e in copertina una bella riproduzione di una ceramica policroma di inizio Novecento, manifattura siciliana.

Un libro di formato esile, che ti rigiri tra le mani con delicatezza, timoroso di sgualcirlo, maltrattarlo. Ha le pagine intonse, nell'aprirle hai paura di compiere una violenza, l'operazione richiede attenzione, pazienza...

Sarebbe piaciuto molto al suo autore, questo «libriccino», lui che era, oltre che scrittore, raffinato editore e consulente editoriale per «diletto», oltre che infaticabile bibliofilo e collezionista, certosino frequentatore di librerie antiquarie e dotato della rabdomantica capacità di scoprire «tesori» di cui si era smarrita memoria e conoscenza. Lo avrebbe senz'altro amato: Leonardo Sciascia apprezzava i lavori ben fatti, non gli sarebbe sfuggito quel volontario «refuso», a suo modo omaggio al grande scrittore da lui amatissimo; ne avrebbe accettato la piccola storpiatura, divertito, compiaciuto. Probabilmente avrebbe collezionato le edizioni di questa «piccola» casa editrice: 25 titoli l'anno a tiratura limitata, «biblioteca degli oggetti letterari, con storie di bibliofili e avventure librarie... una camera con vista dove con spazio per raccontare i singoli elementi del creare, leggere, collezionare libri...». Ho spudoratamente saccheggiato dalla presentazione della stessa casa editrice, e continuo nel furto, illustrando «l'universale HB: al suo interno i temi trattati sono diversi: un microcosmo di testi brevi in cui tornano il design, la cucina, l'amore, i ricordi. La brevità si ancora ancora più esigua nei Piccoli quaderni di prosa e invenzione : il minimo... una frase, un rigo appena, ma detto da Proust, Benjamin, Caproni, Saba, e tanti altri».

Torniamo a Sciascia. Il «Piccolo libro» è composto da sei brevi testi che hanno per argomento il cibo: cinque, originariamente, destinati a «L'Apollo buongustaio», un almanacco gastronomico a cui Sciascia collabora per alcuni anni; il sesto è per una pubblicazione dell'Ente Provinciale per il Turismo di Siracusa. I titoli: «Sarde e altre cose allo zolfo», «Il cuscus delle Benedettine», «Il Candiero», «Mandorla di...Ovale perfetto», «Il Pitaggiu», «Non è facile fare un'arancina».

Pur avendola giudicata, forse in un momento di sconforto, «irredimibile», Sciascia amava molto la Sicilia, e certi tipi di siciliani, quelli che definisce «di duro concetto»; e le tradizioni di un tempo che si consuma inesorabilmente, certe usanze, e come erano nate, le leggende e i modi di dire, e il loro significato...Un Pitrè dei nostri tempi. Amante del buon cibo, buongustaio, all'occorrenza buon cuoco, ciò che più preme, a Sciascia, cosa si cela dietro una pietanza, come nasce e rivela una portata. Perché di quel cibo e la sua storia, rivelatrice quasi sempre di un «sentito» e di un «portato» che è bene custodire e tramandare, se non si vuol perdere l'anima di quello che si è, oltre la memoria di quello che è stato.

Il rapporto di Sciascia con il cibo; di recente un buon contributo è venuto da Salvatore Vullo, con il suo «“Di terra e di cibo, fra le pagine di Leonardo Sciascia” (Salvatore Sciascia Editore).

Per una volta ha ragione Carlo Petrini, quando osserva che si tratta di «...una lettura curiosa e stuzzicante, perché consente ancora una volta di capire quanto la civiltà contadina di questo nostro paese abbia avuto un ruolo centrale nel plasmare non solo ciò che siamo oggi, ma anche il patrimonio artistico e culturale di cui l’Italia possono vantarsi».

Chi legge «Sarde e altre cose allo zolfo», e «Di terra e di pane» legge dell'amore dell’amore che Sciascia prova per i frutti della sua terra, e la “cultura” che questi frutti costituiscono e rappresentano. Letture, questa volta saccheggio Vullo, che si inseriscono a titolo pieno in quella opera di «dare memoria al futuro, di contribuire a farci ritrovare il senso del tempo e del suo procedere, farci riscoprire e rivalutare le forti e antiche radici del mondo contadino, il lavoro dell’uomo nei campi e i frutti della terra».

A questo punto, informazioni «tecniche»: le edizioni Henry Beyle hanno la loro sede a via Angiolo Maffucci 52, 20158 Milano, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., www.henrybeyle.com; e assaporate pure, e godetevi come meritano, il «Candiero» e il «Pitaggiu», le sarde e l'arancina...

Valter Vecellio

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