Sciascia in rete

Sciascia in rete

 Leggi l'articolo di Juan Sànchez Torròn su "La Opiniòn" del 9 maggio 2008 in lingua spagnola di cui qui sotto la versione italiana. A Eleonora e Agnese Moro Il 9 maggio si compiono 30 anni dall’assassinio di Aldo Moro, avvenuto in Italia dopo 54 giorni di sequestro e una dolorosa polemica causata dalle lettere dell’onorevole che i terroristi mandavano alla stampa, in cui si plasmava la supplica ai propri compagni di partito per un negoziato che potesse salvargli la vita. Negoziati estremamente difficili, considerando le richieste eccessive di scambio di prigionieri da parte delle Brigate Rosse. La sensazione di muoversi su un territorio selvaggio…
Nel recente libro di Giancarlo Caselli e Antonio Ingroia, L’eredità scomoda. Da Falcone ad Andreotti. Sette anni a Palermo, a cura di Maurizio De Luca (Milano, Feltrinelli, 2001) l’ex-procuratore capo di Palermo e il sostituto procuratore della stessa Procura che ha lavorato a Marsala con Paolo Borsellino rievocano le vicende intorno alla nomina di Borsellino a procuratore di Marsala nel 1986 e alla polemica innescata dall’articolo di Sciascia sul "Corriere della sera" del 10 gennaio 1987, raccolto poi in A futura memoria (se la memoria ha un futuro). Si riproduce qui di séguito il testo alle pp. 15-16 del volume.CASELLI:…
di Valter Vecellio"Uomini, mezzi uomini, ominicchi, piglianc..., quaquaraquà...". Quante volte l'abbiamo sentita, e ripetuta noi stessi, la classificazione del genere umano che viene fatta da Mariano Arena, il mafioso de Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia, così ben interpretato nel film che ne ricavò Damiano Damiani da Lee J.Cobb? Nel film quel "piglianc..." diventa "ruffiani", per non incorrere nei fulmini della censura. Ma quella pagina, in entrambe le versioni, è diventata un classico". Il libro stesso può essere considerato un classico, ed è grazie a quel libro - e a quel film - se molti italiani presero consapevolezza che esisteva…
Per andare a Montedoro a insegnare religione, don Angelo Rizzo non poteva che passare, ora sono quarant'anni, davanti alle cave che erano state il rifugio di fra' Diego La Matina, l'eretico assassino dell'Inquisitore. Ma più che il monaco delinquente, il futuro vescovo di Ragusa vedeva apparire tra gole e giogaie l'ultimo eretico vivente - quel Leonardo Sciascia di civile e altrettanto tenace concetto impegnato nelle prime incursioni nei territori clericali - che era devoto di Montaigne, scettico al suo pari, e credente, come "il piccolo giudice" del suo futuro Porte aperte, in un giusnaturalismo di fede etica e rensiana. Un…
 Francesco Izzo ci trasmette un articolo (il primo, nove anni dopo l'inizio della manifestazione) che Grafica d'arte ha deciso di consacrare all'ultima edizione del Premio Sciascia la cui mostra conclusiva termina il 10 giugno 2007 al Castello Sforzesco di Milano.  Grafica d'Arte n°70-2007
Il Corriere della Sera, 25 ottobre 2006 Un saggio di Giovanna Lombardo ricostruisce il lavoro editoriale dello scrittore e i difficili rapporti con Laterza, Bompiani e gli altri Sciascia. Il caso Montalbano, la mafia e le accuse di connivenza di un autore bocciato  Prima Laterza, poi Einaudi, Bompiani, Sellerio e infine Adelphi. Sono questo gli editori di Leonardo Sciascia, in un arco cronologico che occupa quarant’anni circa, tra pubblicazioni e consulenze. «Il lavoro editoriale di Sciascia rappresenta un aspetto fondamentale della sua biografia intellettuale»: è quanto sostiene la studiosa Giovanna Lombardo in un saggio appena uscito nella rivista La Fabbrica del Libro,…
L’immagine del Presidente DC tratteggiata dallo scrittore siciliano nell “Affaire” ha avuto successo, ma contiene molti errori e forzature. Per esempio la sua presunta abilità nel sottrarsi agli interrogatori dei carcerieri. Nel considerare a trent’anni di distanza L’affaire Moro, si ha l’impressione che Leonardo Sciascia abbia vinto. L’immagine del Presidente democristiano consegnata alla storia e al sentire comune è la sua. Ci parla di un prigioniero condannato a morte da un duplice potere: terrorista e “statolatrico”, ma che tuttavia sa battersi con ostinazione fino alla fine, sollecitando lettera dopo lettera il nostro sdegno umanamente solidale. Per essere chiari: è la sua e…
Sciascia difese Moro  L’intervista – e il titolo, per una volta, corrisponde al contenuto – è dell’agosto 1978, al quotidiano “La Sicilia”. Leonardo Sciascia si rifaceva a una battuta contenuta nel suo “Il Contesto”: “Tutti i nodi vengono al pettine”, dice uno. L’altro risponde: “Quando c’è il pettine”. Il caso Moro, diceva Sciascia, “è un grande, terribile nodo venuto al pettine. Il problema è che questo nostro paese riesca a trovare il pettine. Per conto mio, direi di averlo: un piccolo pettine, un pettine tascabile. Anche se il nodo è troppo grosso, troppo diabolicamente complicato, sto tentando di scioglierlo: la…
“Pubblicato nell’autunno del 1978, mentre ribollivano le polemiche sul caso Moro, e altre suscitandone, a distanza di cinque anni questo libro potrebbe anche esser letto come <opera letteraria>. Ma l’autore – come membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’affaire – ha continuato a viverlo come <opera di verità>  e perciò lo si ripubblica , non più col rischio delle polemiche, ma del silenzio…”…recitava così l'apertura del risvolto di copertina predisposto dallo stesso Leonardo Sciascia per l’edizione de "L’affaire Moro" (Sellerio Editore,Palermo) del 1983,la prima edizione contenente la relazione parlamentare di "assoluta minoranza".
Panorama, giovedì 13 dicembre.Che cosa avrebbe detto Leonardo Sciascia della pièce televisiva Il Capo dei capi? E' difficile dirlo. Più facile è immaginare ciò che Sciascia avrebbe potuto pensare e dire della polemica sulla presunta tendenza a  fare un eroe della figura del boss mafioso e del più che presunto pericolo diseducativo derivantene.A questo proposito non poteva non tornare alla mente l'accusa che fu rivolta anche a lui, dopo la pubblicazione del suo Il giorno della civetta: di avere "idealizzato" la figura del capomafia don Mariano, coprotagonista del racconto, facendo così implicitamente elogio della mafia. Succederebbe specialmente quando il capitano…
Di Leonardo Sciascia(prefazione al libro La casa dei cento Natali di Maria Fida Moro, Rizzoli editore)Commentando l’operazione di polizia che ha portato alla liberazione del generale Dozier, un giornalista (di un giornale che pur non partecipando al coro dell’unità nazionale è stato durissimo nei riguardi del comportamento di Moro prigioniero delle Brigate Rosse: ma in nome di un astratto ideale eroico-risorgimentale, senza tener conto che appunto il partito presieduto da Moro era nato e cresciuto in tutt’altro humus) scrive: “Al generale americano vogliamo dare atto d’aver mantenuto, durante la tremenda prova, un contegno dignitoso: risposte ovvie agli ‘inquirenti’ che l’interrogavano,…
di Miguel Gotor Si intitola “Aldo Moro, Lettere dalla prigionia” (Einaudi, pagg.400, euro 17,50). Raccoglie le lettere che il presidente della Democrazia Cristiana scrisse durante i 55 giorni del suo rapimento da parte delle Brigate Rosse. Lettere che sono precedute e accompagnate da saggi del curatore, Miguel Gotor, docente di Storia moderna all’Università di Torino.
(Intervista a cura di Tony Zermo, pubblicata sul quotidiano “La Sicilia” il 14 agosto 1978) Sciascia scrive di Moro. In una casa dalla facciata bianca e rossa di guardia su un poggio ombrato di vigneti che appare all’improvviso tra il polverone di una trazzera. Lavora di lena in una stanzetta con aria condizionata, una sedia, un tavolino ingombro di carte e di libri. Scrive fitto con una portatile, ha già riempito un centinaio di fogli senza alcuna correzione. Il libro su Moro si apre con un breve brano di Borges, bello, profondo ed enigmatico: “Sembra suo”, dico.
Lettere di Leonardo Sciascia a.. http://www.stpauls.it/letture00/0399let/0399le76.htm
Il dibattito che qui si riporta è stato pubblicato sul quotidiano "Il Giornale". Si mette a disposizione per informazione del lettore. 1. Lo scatolone vuoto della Fondazione Sciascia di Mario Giordano ("Il Giornale", 3 agosto 2000). Più che una Fondazione, è un’affondazione. Un edificio ristrutturato e poco più: i libri si contano sulla punta delle dita. Le lettere non sono mai state consegnate. I ritratti (acqueforti, acquetinte, dipinti) neppure. Le edizioni straniere (una manciata) sono accatastate nel sottoscala. Dovrebbe nascere una biblioteca, però c’è un problema: manca ancora il bibliotecario. In dieci anni non sono riusciti ad assumerne uno. Dal…