Lo stesso giorno dell’evento milanese, il quotidiano Avvenire ha pubblicato un articolo di Giuseppe Matarazzo – dal titolo “Siciliani ‘irreligiosi’? Disputa su Sciascia” – in cui viene rievocata la polemica suscitata dal testo sciasciano, che fu stroncato con un articolo del filosofo Fortunato Pasqualino intitolato “Sciascia e i siciliani”, comparso sulla terza pagina dell’Osservatore Romano del 2 aprile 1965. Il servizio di Matarazzo è completato da un’intervista al teologo Massimo Naro, il quale ritiene che quella di Sciascia fu “una lettura etico-politica, più che propriamente religioso-spirituale”, ma conclude affermando che “il contributo di Sciascia fu e rimane importantissimo, se non altro per le provocazioni che alla teologia e alla pastorale riuscì a dare tra le sue righe”.
La prima edizione di Feste religiose in Sicilia è un libro ormai introvabile. L’omonimo saggio di Sciascia si trova nella raccolta La corda pazza. Scrittori e cose della Sicilia. Dopo la pubblicazione di Feste religiose in Sicilia, Sciascia e Scianna collaborarono molte altre volte, fino alla realizzazione di un altro volume – Ore di Spagna – pubblicato nel 1988 dalla Pungitopo editrice di Marina di Patti.