Tavola rotonda dedicata ai trent’anni dalla morte di Leonardo Sciascia

di Gloria Calzoni

Nei giorni 14 e 15 giugno 2019 si è svolta l’VIII edizione del convegno CICCRE (Convegno Internazionale Comunicazione e Cultura nella Romània Europea) presso l’Università dell’Ovest di Timişoara. L’evento, organizzato dal Centro di Studi Romanzi di Timisoara (CSRT) della Facoltà di Lettere, Storia e Teologia dell’Università dell’Ovest, è stato dedicato ai contrasti e interferenze in Romània. Obbiettivo dell’incontro è stato quello di riflettere sulla problematica delle simbiosi e delle specificità dello spazio romanzo: dalla diffusione e sviluppo delle lingue romanze alla nascita di letterature nazionali, puntando l’attenzione su un tema di grande rilevanza, quello dell’uomo romanico, del suo senso complesso, in quanto antico e moderno, polimorfico e plurivalente. L’incontro ha visto la partecipazione di studiosi, docenti, ricercatori e dottorandi provenienti da numerosi Paesi europei; i quali, dopo un’iniziale sessione comune, con interventi principalmente in lingua rumena, sono stati divisi in differenti sezioni in base all’ambito disciplinare scelto e alla lingua utilizzata.

 

Fra di esse vi è stata quella dedicata alla lingua e alla letteratura italiana, all’interno della quale si è svolta una tavola rotonda dedicata allo scrittore siciliano Leonardo Sciascia, in occasione dei trent’anni dalla sua scomparsa. Ad intervenire sono stati Giovanni Capecchi, docente di letteratura italiana presso l’Università per stranieri di Perugia, VioricaBălteanu, docente di lingua, letteratura e civiltà italiane presso l’Università dell’Ovest di Timisoara e Gloria Calzoni, dottoranda in comunicazione della letteratura e della tradizione culturale italiana nel mondopresso l’Università per Stranieri di Perugia.

Il professor Giovanni Capecchi, moderatore e relatore della sessione ha ricordato l’autore attraverso un intervento dal titolo «Colpi di penna come colpi di spada: Sciascia e la scrittura come opposizione». Nell’intervento il docente ha sottolineato il carattere politico e civile della scrittura sciasciana, volta a denunciare e contrastare non solo gli stretti legami fra mafia e potere ma anche le ipocrisie di una società che impone verità assolute, imposture e ingiustizie violente, come la pena di morte e la tortura. Ripercorrendo le trame e le tematiche dei maggiori romanzi dello scrittore, da Il giorno della civetta a Porte aperte, è stato mostrato il culto dell’opposizione che tanto lo caratterizzava, e che lo ha reso, nel corso degli anni, uno dei personaggi più scomodi e intuitivi all’interno dello scenario intellettuale italiano a lui coevo. Il coraggio e la forza della sua opera narrativa e saggistica, insieme al suo impegno giornalistico è stato paragonato dal docente ad uno specchio il cui intento è quello di riflettere la realtà italiana; una realtà oscura, troppo spesso appannata e il cui riflesso mostra verità non gradite, incipit di polemiche e isolamento.

È successivamente intervenuta Viorica Bălteanu, unico membro in Romania dell’associazione Amici di Leonardo Sciascia e traduttrice in lingua rumena del romanzo Porte aperte, pubblicato in 13 puntate sul Meridiano di Timisoara, tra il luglio 1990 e l'inizio del 1991. Attraverso le vicissitudini editoriali dell’opera, risultata difficile da pubblicare in Romania, e l’analisi della vicenda del politico rumeno IlieIlaşcu, torturato e condannato a morte con la falsa accusa di terrorismo e omicidio, la studiosa ha evidenziato quanto ancora oggi, in tempi moderni, l’umanità sia lontana dalla giustizia e dalla verità. La professoressa Bălteanu ha dichiarato di sentire un forte legame con l’ultimo romanzo storico dell’autore, di cui ammira in particolar modo la figura tenace e coraggiosa del Piccolo Giudice per il quale la pena capitale, oltre ad essere un abominio contro l’umanità, è sempre un gesto politico. Il tenace impegno dello scrittore, il quale si è costantemente schierato a favore di processi veri, fatti con onestà e rettitudine, contro la pena di morte, lo rende quindi, ancora oggi, uno degli autori che meglio ha saputo rivestire il ruolo di coscienza civile del nostro secolo.

L’ultima ad intervenire è stata la sottoscritta, la quale si è occupata dell’analisi di alcuni articoli apparsi su quotidiani e riviste nei giorni successivi alla morte dello scrittore; l’intento è stato quello di constatare come sia stata ricordata una delle figure d’opposizione più rilevanti in Italia. Ad essere presi in esame sono stati interventi apparsi sui maggiori quotidiani nazionali nei giorni successivi al 20 novembre 1989; fra di essi sono stati scelti quelli che maggiormente evidenziarono la sua vena anticonformista e il suo spirito irrequieto, sempre pronto alla ricerca di nuove verità da indagare e falsità da denunciare. Riprendendo il tema del convegno, incentrato sui contrasti, è stato evidenziato il carattere da oppositore, uomo-contro e personaggio controcorrente attributo da numerosi giornalisti a Sciascia. I titoli stessi dei vari articoli a lui dedicati lo hanno ricordato come «Un anticonformista contro il potere», «Un illuminista contro le mafie» «Sciascia, scrittore contro» e «Una vita contro la follia per la ragione». Ad emergere, oltre al comune cordoglio e dispiacere per la scomparsa di uno degli scrittori più conosciuti e intuitivi dello scorso secolo, sono anche delle osservazioni, talvolta critiche, mosse da giornalisti e testate che in vita lo avevano anche aspramente accusato. In effetti, l’interesse verso questo tipo di analisi è comprensibile alla luce della sua carriera giornalistica, che lo impegnò per molti anni, e delle numerose polemiche in cui fu coinvolto, spesso promosse e alimentate da giornalisti e redazioni.

La scelta di creare un momento di discussione incentrato sulla figura di Leonardo Sciascia, all’interno di un convegno tenutosi fuori dall’Italia, conferma il grande interesse europeo nonché la fama internazionale dello scrittore. Il tema del colloquio ha sicuramente offerto interessanti spunti di riflessione all’interno delle varie discipline proposte, e non sorprende, in ambito letterario, quello sull’opera e la figura di uno degli autori che, non solo in Italia, è considerato fra quelli più anticonformisti e polemici. Sebbene la notorietà dell’autore in Romania sia ben lontana da quella in altri Paesi europei, questo momento di riflessione e studio sulla sua opera si configura certamente come un’ importante occasione per stringere ancor più i legami fra due Paesi, l’Italia e la Romania, legati da un comune passato. La strada, aperta dalla studiosa Viorica Bălteanu, attraverso il suo lavoro di ricerca e traduzione su Sciascia negli anni Novanta, può essere ampliata ancora oggi, divenendo occasione di reciproco arricchimento e concreta promozione dell’opera sciasciana.

Gloria Calzoni

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