Leonardo Sciascia non sapeva guidare né, tantomeno, ebbe mai un’automobile. “L’automobile per me è il taxi, oppure quella degli amici – dichiarò in un’intervista comparsa su L’Automobile del 26 aprile 1983 –. La verità è che non ho mai avuto, nemmeno da ragazzo, la tentazione di imparare a guidare, di possedere quel certificato di maturità che per i giovanissimi è la patente di guida”.

Da qualche anno, al loro arrivo a Donnafugata, stanchi e impolverati, il principe di Salina e la sua famiglia sono salutati dalle autorità del paese e dai suoni festosi prodotti dalla banda municipale e da varie campane. Alla cerimonia di benvenuto, peraltro piuttosto informale, fa seguito un Te Deum nella Chiesa Madre. Subito dopo, l’amministratore don Onofrio Rotolo accoglie “le Loro Eccellenze nella Loro casa”, e fa il suo rapporto al principe.

Giampaolo Pansa è uno dei più noti e, per certi aspetti, controversi giornalisti italiani. Nel 1987, fu tra coloro che metaforicamente fucilarono Leonardo Sciascia per l’articolo pubblicato il 10 gennaio sul Corriere della Sera con il famigerato titolo (redazionale) “I professionisti dell’antimafia”.

Il calzolaio di Messina è il quarto dei ventitré saggi raccolti in Fatti diversi di storia letteraria e civile – l’ultima sua opera che Sciascia poté avere, stampata, tra le mani – e si intitola come l’omonima tragedia di Alessandro De Stefani, rappresentata per la prima volta nell’aprile 1925 al teatro Odescalchi di Roma.

Qualche giorno fa ho estratto dallo scaffale un’antologia di testi di viaggiatori francesi sull’Italia, intitolata Italies. Anthologie des voyageurs français aux XVIIIe et XIXe siècles e pubblicata nel 1988, a cura di Yves Hersant, nella collana Bouquins dell’editore Robert Laffont.

Ci sono degli scrittori che diventano per noi degli autentici amici, anche se non abbiamo avuto la fortuna di conoscerli personalmente. Lo disse bene il giapponese Kenkō, circa sette secoli fa, nel suo libro Momenti d’ozio, pubblicato in Italia da Adelphi: “Lo svago più gradevole è di starsene seduti da soli sotto la lampada, con un libro aperto davanti, e di fare amicizia con persone di un lontano passato che non abbiamo mai conosciuto…”. Sono quei pochi scrittori che, oltre che amici, diventano per certi lettori anche maestri e consiglieri: ed è ciò che, quasi inevitabilmente, accade con Leonardo Sciascia. Per chiunque lo ami, è quindi normale (ri)leggerne le opere, e la pubblicazione di una nuova edizione di un suo libro è sempre una festa.

Da Anatole France a Joseph Roth in poco meno di un chilometro… Può sembrare un’assurdità, o una fantasia un po’ stravagante, ma non è né l’una né l’altra cosa. Meno di un chilometro è infatti, più o meno, la distanza che, sulla Rive Gauche, separa il quai Malaquais – legato a France – dalla rue de Vaugirard – quasi all’angolo della quale visse Roth. A collegare il lungosenna e la rue de Vaugirard, che costeggia una parte del Jardin du Luxembourg, è una strada che a un certo punto del suo percorso cambia improvvisamente nome, da rue de Seine trasformandosi in rue de Tournon.
   Rue de Seine inizia dal quai Malaquais e prosegue, piena di negozi di stampe e gallerie d’arte, fino al boulevard Saint Germain. Superato il grande viale, mantiene il proprio nome fino a rue Saint-Sulpice, per diventare, subito dopo, rue de Tournon: che sale per circa duecento metri, con pendenza crescente e via via allargandosi, fino a raggiungere rue de Vaugirard, proprio di fronte al Palais du Luxembourg, sede del Senato francese: dove finisce.

Questa caldissima estate del 2017 sarà ricordata anche per la vendemmia anticipata. I telegiornali hanno infatti dato notizia, già nella prima settimana di agosto, dell’inizio della vendemmia, causata dalle alte temperature che hanno fatto maturare le uve prima del consueto. E questo mi ha fatto ricordare un breve articolo di Leonardo Sciascia, intitolato “Le luci dei vini”, pubblicato sul numero del novembre 1986 della rivista Civiltà del bere.
   Nell’articolo, Sciascia scrisse che ogni volta che sentiva la parola ‘astemio’ gli tornava alla mente un aneddoto che aveva sentito da bambino: “Una volta – molti anni fa, poiché è un ricordo della mia infanzia – un gruppo di cacciatori del mio paese, dopo un’affannosa mattinata in cerca di lepri e conigli, che già cominciavano a scarseggiare, a riparo dalle ore più calde si rifugiò in una di quelle ospitali masserie che oggi si vedono in rovina. Il padrone offrì, per come si usava, ricotta e vino; ma uno del gruppo rifiutò il vino. ‘Lei è astemio?’, domandò il padrone di casa. ‘No, sono Tascarella da Racalmuto’, rispose l’astemio”.

Nel caso di Sciascia, che rivendicava il diritto di essere «saggista nel racconto e narratore nel saggio», le etichette, si sa, funzionano male, mostrano tutti i loro limiti. Ma anche all’interno di una categoria in apparenza inscalfibile come quella qui utilizzata per il sottotitolo, i conti alla fine non tornano, e il cartellino, pur necessario, appare riduttivo. Perché la vastità delle letture di Sciascia (sono qui radunati interventi sul Furioso di Ariosto e l’Ulisse di Joyce, su E.M. Forster e Lawrence Durrell, su Ivo Andrić e Calvino, su Montale e Bufalino, per citarne solo alcuni), ma soprattutto la mobilità del suo pensiero e l’incrollabile certezza che la letteratura può decifrare la realtà fanno sì che ogni saggio sia un luogo della libertà, un porto franco dell’intelligenza, una scena sulla quale si materializzano figure, temi, tempi del tutto imprevedibili e che ci portano molto lontano da dove eravamo partiti. Non stupisce allora che l’amato Pirandello venga chiamato in soccorso per spiegare un fatto di cronaca – quello del folle che aveva la mania di introdursi in un convento per spiare le suore – o che un sonetto del Belli dove si menziona l’istituzione pontificia dell’impunità illumini il fenomeno del pentitismo o che, viceversa, le paure e le superstizioni legate al diffondersi dell’Aids, responsabile di una nuova caccia all’untore, evochino il ricordo di Buzzati, di Stevenson, di Bubu di Montparnasse. Ma Sciascia, non scordiamolo, è irrimediabilmente affetto da stendhalismo (come del resto un altro dei suoi autori prediletti, Savinio), sicché trasparenza e dilettantismo – nel senso di ‘dilettarsi della vita’ – affiorano in ogni lettura e in ogni scoperta, e trasformano questo libro in un «dislargo di orizzonte».

Il testo che precede è il risvolto di copertina del volume, apparso in libreria nel gennaio 2016. Nella sua esaustiva “Nota al testo”, che chiude il volume, il curatore Paolo Squillacioti scrive che, “sommando tutte le acquisizioni, comprese quelle affiorate nelle fasi preparatorie del lavoro per le Opere adelphiane, si ottiene un catalogo di quasi 1400 scritti dispersi di varia natura ed estensione, in gran parte di tipo saggistico e pubblicistico, poco o nulla frequentati dai lettori e non di rado ignoti anche agli specialisti”.
Da questo immenso catalogo, Squillacioti ha estratto trentatré testi, scritti praticamente nel corso dell’intero arco della vita letteraria di Sciascia, e ovviamente non inclusi in precedenti raccolte saggistiche. I saggi sono raggruppati in tre sezioni.

 

Resoconti singolarmente militanti

Fine del carabiniere a cavallo
Romanzi di Italo Calvino
Casa Howard di E.M. Forster
Justine di Lawrence Durrell
La suora giovane di Giovanni Arpino
L’Ulisse di James Joyce
Il ponte sulla Drina di Ivo Andrić
I Racconti di Lampedusa

 

divagazioni sulla storia e la cultura europea

La sesta giornata
Il “briccone” Dumas
Marcuse, cinque anni dopo
Lacrime per Orlando
La barbarie dal volto umano
Dizionario
Giraudoux e Pirandello
A Salamanca con Unamuno
Le Due Sicilie di Lernet-Holenia e Kuśniewicz
Pirandello nascosto in convento
Quando Belli inventò il pentitismo
L’Aids, l’arte, la trasgressione
Chierici e sagrestani
Una Sicilia alla Stendhal
L’Europa del diritto

 

ritratti complici di contemporanei

Giuseppe Antonio Borgese
Leo Longanesi
Alberto Savinio
Vitaliano Brancati
Eugenio Montale
Mario Soldati
Enrico Morovich
Gesualdo Bufalino
Giampaolo Rugarli
Vincenzo Consolo e Fabrizio Clerici

 

Fine del carabiniere a cavallo. Saggi letterari (1955-1989), a cura di Paolo Squillacioti, è disponibile nella collana Biblioteca Adelphi (n. 647).
Paolo Squillacioti sta curando per Adelphi l’edizione delle Opere sciasciane nella collana La Nave Argo. Sono al momento disponibili il primo volume (Volume I: Narrativa - Teatro -Poesia) e il primo tomo del secondo volume (Volume II: Inquisizioni - Memorie - Saggi, Tomo I: Inquisizioni e Memorie).

 Euclide Lo Giudice

22 luglio 2017

Questo volume è stato pubblicato nel 2003, a cura della vedova dello scrittore, Maria Andronico Sciascia, nella collana Piccola Biblioteca Adelphi, e raccoglie i testi sciasciani dedicati o ispirati a Stendhal, pubblicati nell’arco di circa un ventennio.

  • Adorabile
  • Il principe Pietro
  • Casanova o la dissipazione
  • I privilegi
  • Stendhal e i “Martiri”
  • Stendhal e la Sicilia
  • Les mémoires de Gasparoni
  • Postilla su Stendhal e Navarro
  • Stendhaliana
  • L’esistenza come terrore
  • In margine a Stendhal
  • Duecento anni dopo
  • Armance e il bell’Antonio
  • Stendhal e Tomasi di Lampedusa
  • La Beata Corbera
  • Napoleone scrittore
  • Il genio precoce
  • Alle cinque da Savinio
  • Tracce stendhaliane

 

“Cercando di riavere qualcosa della compagnia di mio marito nei tanti libri della nostra casa – scrive la signora Sciascia in apertura della preziosa sezione del volume intitolata ‘Scaffale stendhaliano’ –, ho pensato di farne l’inventario e ho iniziato dallo scaffale stendhaliano, che era il suo prediletto e in cui si trovano tutte le edizioni in lingua francese e italiana delle opere di Stendhal e tutti i libri e scritti che su Stendhal erano stati pubblicati e che lui era riuscito a mettere insieme”. Seguono diciotto pagine, suddivise in varie sezioni (I. Scritti di Stendhal: 1. In francese; 2. In italiano e altre lingue – II. Scritti su Stendhal: 1. In francese; 2. In italiano) in cui sono elencati i volumi stendhaliani della biblioteca di Leonardo Sciascia.

Nella sua “Nota al testo”, Maria Andronico Sciascia fornisce gli estremi delle prime o ultime pubblicazione dei vari testi, che comprendono alcune opere molto note (nell’ordine L’affaire Moro, Cronachette, Cruciverba, Fatti diversi di storia letteraria e civile, Ore di Spagna, Nero su nero, La scomparsa di Majorana, Porte aperte), ma anche rare o poco note (Scritti in onore di Giuliano Briganti, Le memorie di Gasparoni, Fabrizio Clerici). Si tratta a volte di brevi estratti, come nel caso di “Adorabile” (da L’affaire Moro) e di “Il genio precoce” (da La scomparsa di Majorana). Di un solo testo – “Stendhaliana” – non vengono forniti gli estremi della precedente pubblicazione: che avvenne, nell’ambito della sciasciana rubrica L’Enciclopedia, su L’Espresso del 13 aprile 1986, sotto il titolo “Quella sera, a cena con Stendhal”.

Il volume è chiuso da un illuminante saggio di Massimo Colesanti dal titolo “Sciascia e il mistero Stendhal”.

L’adorabile Stendhal è disponibile nella collana Piccola Biblioteca Adelphi (n. 502). Per gli appassionati di Sciascia, che sanno quanto Stendhal sia stato importante per lui, si tratta di un libro imperdibile.

 

  Euclide Lo Giudice

20 luglio 2017

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