In questa terza puntata parliamo di un altro grande romanzo di Sciascia: “Candido ovvero Un sogno fatto in Sicilia”, pubblicato da Einaudi nel 1977, dove il mondo contadino, la campagna, il cibo tornano alla ribalta, nella storia di Candido Munafò, il protagonista del romanzo, che, appunto, con i suoi candidi pensieri e azioni sconvolge il quieto vivere, l’andazzo conformista e ipocrita delle cose e dei rapporti nella società.

Il Consiglio d’Egitto, pubblicato nel 1963, è un romanzo storico ambientato nella Palermo del 1700. La Sicilia della dominazione Borbonica, con i Viceré e lo stuolo di nobili, dei baroni che vivono parassitariamente con le rendite delle loro immense proprietà terriere, i feudi, affidati ai gabellotti che sfruttano e vessano contadini e braccianti. Siamo in pieno illuminismo, e nei lumi della ragione spera e lotta il co-protagonista del romanzo Francesco Paolo Di Blasi (ma che verrà arrestato, torturato e condannato a morte), confortato dall’arrivo, in quella Palermo angusta e immobile, del nuovo Viceré: il marchese Domenico Caracciolo, un uomo illuminato che vorrebbe rivoluzionare lo status quo.

Uno dei grandi meriti riconosciuti all’Expo di Milano 2015 è stato quello di aver posto l’Italia al centro dell’attenzione mondiale come Paese ideale per qualità della vita, bellezze ambientali e paesaggistiche, creatività, capacità tecniche e umane, ricchezza della biodiversità che si traduce in una vasta produzione di eccellenze agroalimentari. Una bella miscela, questa, come l’aveva definita il presidente del Censis, che ha come elemento unificante le radici della cultura contadina, in quella dimensione di raccordo tra memoria e futuro, nel rapporto tra antiche vocazioni e nuove frontiere della tecnologia.
Ma la cultura contadina ha lasciato molte tracce materiali, ma pochissime parole. Nel senso che la letteratura vi ha dedicato poco spazio e solo pochi grandi scrittori hanno voluto e saputo raccontare quel mondo contadino e rurale, la terra, i suoi frutti e ne hanno fatto sublime letteratura. Sciascia è tra questi, assieme a pochi altri scrittori come Cesare Pavese, Beppe Fenoglio, Davide Lajolo, Mario Soldati.

Quel mondo contadino che Sciascia ha saputo magistralmente raccontare e rappresentare, grazie al suo profondo legame con quella terra di origine che l’ha visto nascere e crescere, dove affondano le sue radici; quella terra che l’ha nutrito con i suoi frutti. E nessuno potrà mai rompere questo rapporto con la propria terra, e men che meno uno scrittore, ancor più siciliano. Del resto Sciascia ha sempre avuto una grande curiosità intellettuale, uno spiccato spirito critico e una grande capacità di osservazione, dal che deriva la sua capacità di scrivere sempre con cognizione di causa, con quella chiarezza e concisione (nel modo che ci descrive mirabilmente il dizionario del Tommaseo).

A corredo di questo articolo, mostriamo un ritratto di Leonardo Sciascia, opera artistica   del pittore piemontese Lorenzo Bersini, realizzata nell’Aprile 2015, con i colori dei vini.
Una tecnica pittorica molto originale, e rara nella sua applicazione, nella quale si è specializzato Lorenzo Bersini. Tredici sue opere, infatti, realizzate coi vini, hanno formato la mostra “Sport in Wines”, allestita a Torino, promossa dalla Associazione Donna Sommelier Europa.
La tecnica di Lorenzo Bersini, ovvero l’uso dei vini come colori, consente di realizzare dipinti unici e inalterabili nel tempo, poiché il processo di ossidazione dei vini, mediante la formula “Ferro-Gallica”, dà vita ad una gamma di colori delicati, tenui, e non fotosensibili. Ricordo che la formula “Ferro-Gallica” è quella inventata dai monaci Benedettini, intorno al 1500, per ottenere l’inchiostro per i manoscritti; cioè usando come base il vino, aggiungendo le “galle” di quercia (ricche di tannino) e pezzi di ferro (per ottenere l’ossido di ferro).