La 32a edizione del Salone Internazionale del libro di Torino, in programma dal 9 al 13 maggio 2019, rende un grande omaggio a Leonardo Sciascia con una manifestazione inaugurale e in anteprima che si svolge l’8 maggio alle ore 20,30, presso le Officine Caos, in piazza Montale 18. Un evento che, come scritto nei comunicati stampa del Salone, aprirà la riflessione di questa 32a edizione del Salone del Libro dal titolo L’intervista impossibile a Leonardo Sciascia, a 30 anni dalla morte del più scettico scrittore del Novecento italiano, la cui voce ha completamente ripensato il canone della scrittura saggistica e narrativa e il cui impegno testimoniale, critico, politico ha riscritto il ruolo dell’intellettuale.

Ricco di argomenti su cibo, mondo contadino, paesaggio agrario e rurale è anche il libro Gli zii di Sicilia, pubblicato da Einaudi nel 1958, composto da quattro lunghi racconti. In uno di questi, La zia d’America, ambientato tra lo sbarco degli americani in Sicilia nel 1943 e l’immediato dopoguerra, emerge l’America che ci ha liberati e che ci nutre, ci veste con i pacchi che i parenti (gli zii d’America) inviavano in Sicilia; non c’era famiglia che non aveva parenti emigrati negli Stati Uniti. Ed era estasiante, specie per i bambini, l’apertura di quei pacchi, dove si scoprivano cose mai viste o immaginate: biscotti alla menta, spaghetti in scatola, scatole di aringhe e succhi di arancia, pacchetti di chewing gum, ecc. E, più avanti, quando la zia d’America ritorna in Sicilia e si rende conto del cambiamento, delle differenze, delle contraddizioni. A cominciare dal pranzo al ristorante dopo il loro arrivo e nella convivenza dei giorni seguenti, quando la zia rileva, delusa, che i suoi parenti non sono morti di fame, che non mangiano e non indossano le cose americane che lei inviava, e che non gli manca il pane di frumento, l’olio di oliva, latte, carne, uova.

Con questo libro, pubblicato da Sellerio nel 1985, Sciascia ricostruisce momenti fondamentali della vita giovanile di Giuseppe Antonio Borgese e ci descrive interessanti aspetti della vita economica, sociale, e della quotidianità, di quell’epoca (fine 1800) e in particolare di Polizzi Generosa, importante paese delle Madonie, in provincia di Palermo, dove Borgese era nato nel 1882, e di Palermo e Firenze dove aveva studiato.

In questa terza puntata parliamo di un altro grande romanzo di Sciascia: “Candido ovvero Un sogno fatto in Sicilia”, pubblicato da Einaudi nel 1977, dove il mondo contadino, la campagna, il cibo tornano alla ribalta, nella storia di Candido Munafò, il protagonista del romanzo, che, appunto, con i suoi candidi pensieri e azioni sconvolge il quieto vivere, l’andazzo conformista e ipocrita delle cose e dei rapporti nella società.

Il Consiglio d’Egitto, pubblicato nel 1963, è un romanzo storico ambientato nella Palermo del 1700. La Sicilia della dominazione Borbonica, con i Viceré e lo stuolo di nobili, dei baroni che vivono parassitariamente con le rendite delle loro immense proprietà terriere, i feudi, affidati ai gabellotti che sfruttano e vessano contadini e braccianti. Siamo in pieno illuminismo, e nei lumi della ragione spera e lotta il co-protagonista del romanzo Francesco Paolo Di Blasi (ma che verrà arrestato, torturato e condannato a morte), confortato dall’arrivo, in quella Palermo angusta e immobile, del nuovo Viceré: il marchese Domenico Caracciolo, un uomo illuminato che vorrebbe rivoluzionare lo status quo.

Uno dei grandi meriti riconosciuti all’Expo di Milano 2015 è stato quello di aver posto l’Italia al centro dell’attenzione mondiale come Paese ideale per qualità della vita, bellezze ambientali e paesaggistiche, creatività, capacità tecniche e umane, ricchezza della biodiversità che si traduce in una vasta produzione di eccellenze agroalimentari. Una bella miscela, questa, come l’aveva definita il presidente del Censis, che ha come elemento unificante le radici della cultura contadina, in quella dimensione di raccordo tra memoria e futuro, nel rapporto tra antiche vocazioni e nuove frontiere della tecnologia.
Ma la cultura contadina ha lasciato molte tracce materiali, ma pochissime parole. Nel senso che la letteratura vi ha dedicato poco spazio e solo pochi grandi scrittori hanno voluto e saputo raccontare quel mondo contadino e rurale, la terra, i suoi frutti e ne hanno fatto sublime letteratura. Sciascia è tra questi, assieme a pochi altri scrittori come Cesare Pavese, Beppe Fenoglio, Davide Lajolo, Mario Soldati.

Quel mondo contadino che Sciascia ha saputo magistralmente raccontare e rappresentare, grazie al suo profondo legame con quella terra di origine che l’ha visto nascere e crescere, dove affondano le sue radici; quella terra che l’ha nutrito con i suoi frutti. E nessuno potrà mai rompere questo rapporto con la propria terra, e men che meno uno scrittore, ancor più siciliano. Del resto Sciascia ha sempre avuto una grande curiosità intellettuale, uno spiccato spirito critico e una grande capacità di osservazione, dal che deriva la sua capacità di scrivere sempre con cognizione di causa, con quella chiarezza e concisione (nel modo che ci descrive mirabilmente il dizionario del Tommaseo).

A corredo di questo articolo, mostriamo un ritratto di Leonardo Sciascia, opera artistica   del pittore piemontese Lorenzo Bersini, realizzata nell’Aprile 2015, con i colori dei vini.
Una tecnica pittorica molto originale, e rara nella sua applicazione, nella quale si è specializzato Lorenzo Bersini. Tredici sue opere, infatti, realizzate coi vini, hanno formato la mostra “Sport in Wines”, allestita a Torino, promossa dalla Associazione Donna Sommelier Europa.
La tecnica di Lorenzo Bersini, ovvero l’uso dei vini come colori, consente di realizzare dipinti unici e inalterabili nel tempo, poiché il processo di ossidazione dei vini, mediante la formula “Ferro-Gallica”, dà vita ad una gamma di colori delicati, tenui, e non fotosensibili. Ricordo che la formula “Ferro-Gallica” è quella inventata dai monaci Benedettini, intorno al 1500, per ottenere l’inchiostro per i manoscritti; cioè usando come base il vino, aggiungendo le “galle” di quercia (ricche di tannino) e pezzi di ferro (per ottenere l’ossido di ferro).