Sciasciana

Tutti gli appassionati di Leonardo Sciascia probabilmente ricorderanno la frase che apre la Nota posta in fondo a Il giorno della civetta: “ ‘Scusate la lunghezza di questa lettera – scriveva un francese (o una francese) del gran settecento – poiché non ho avuto tempo di farla più corta’. ”   Molte volte mi ero chiesto chi fosse l’autore dal quale Sciascia aveva tratto la citazione. La curiosità non mi aveva però mai fatto pensare a una possibile ricerca, mirata a individuare l’innominato personaggio: per diversi motivi, sui quali è superfluo dilungarsi.
Molto spesso, per non dire quasi sempre, Francis Scott Fitzgerald viene citato come Scott Fitzgerald. In altre parole, il secondo dei suoi tre nomi – Francis Scott Key – ha finito per diventare, almeno apparentemente, il primo di due cognomi. Sulle copertine dei suoi libri, del resto, lo scrittore è indicato quasi invariabilmente come F. Scott Fitzgerald; e anche lo United States Postal Service, nel 1996, per celebrare il centenario della nascita, a Fitzgerald ha dedicato un francobollo in cui lo scrittore figura appunto come F. Scott Fitzgerald. Forse per rimanere nel filone Scott Fitzgerald, una giornalista italiana ha ribattezzato…
Il conte Giuseppe Greppi, diplomatico milanese, è il protagonista, insieme a un giovanissimo Ernest Hemingway, di una deliziosa nota di Leonardo Sciascia dal titolo “Quella sera, a cena con Stendhal”, comparsa su L’Espresso del 13 aprile 1986, nell’ambito della rubrica L’Enciclopedia. La nota è ora inclusa – con il titolo cambiato in “Stendhaliana” –, nell’antologia degli scritti di tema appunto stendhaliano, curata dalla vedova dello scrittore, Maria Andronico Sciascia (L’adorabile Stendhal, Adelphi, Milano, 2003).
Negli anni ’40 e ‘50 del secolo scorso, molti lettori italiani cominciarono a prendere conoscenza della letteratura degli Stati Uniti, o comunque ad ampliare quella che già ne avevano, grazie all’antologia Americana, opera di Elio Vittorini. Tra loro ci fu certamente Leonardo Sciascia.
In un racconto di Stephen Vincent Benét intitolato Suona la campana della sera, sir Charles William Geoffry Estcourt, generale inglese in pensione, tra l’autunno 1788 e la primavera 1789 si trova a Saint-Philippe-des-Bains per passarvi le acque. Sedendo sulla passeggiata della località termale, gli capita di notare “un ometto corpulento, della mia età circa, che camminava su e giù, contegnoso, fra i tigli…”.
Curiosando sui siti per studenti (Studenti.it, Scuolazoo) nei giorni che precedono gli esami di maturità, ormai conclusi, si incontra il consueto tototema. Quest’anno tra gli autori possibili è comparso anche Leonardo Sciascia; per la precisione è stato annoverato tra gli «autori che non escono da tempo» (in realtà Sciascia non è mai “uscito”).
L’Associazione Amici di Leonardo Sciascia è stata fondata il 26 giugno 1993, venticinque anni fa, nel corso di una riunione avvenuta nelle stanze del Centro Stendhaliano della Biblioteca Centrale di Milano. E proprio per solennizzare il primo quarto di secolo di vita del sodalizio, l’assemblea ordinaria dei soci del 2018 si è tenuta, lo scorso 7 aprile, nella Sala del Grechetto di Palazzo Sormani, che appunto ospita la Biblioteca Centrale milanese.
Mi addentro nella lettura di Primo Levi e Leonardo Sciascia, e scopro altre analogie e corrispondenze sorprendenti, perfino evidenti, accanto a quelle nascoste e profonde sulle quali in questa rubrica si è già posta l’attenzione in un paio di occasioni. È certo che i due non si conobbero mai e la fonte è indiscutibile: parlando del suo episodico rapporto con i premi letterari e raccontando delle amicizie nell’ambiente, Levi afferma di stimare tra gli altri, Sciascia, sebbene non lo abbia mai conosciuto (intervista inedita del 1982, “Storia della mia vita”, pubblicata inRiga38e riportata su la Repubblica del 5 novembre 2017).…
In un’intervista di Stefano Malatesta, pubblicata sulla Repubblica del 12 settembre 1979, Leonardo Sciascia espresse forti critiche al mondo dell’editoria italiana: case editrici gestite come uffici di pubblicità, premi letterari senza alcuna funzione, critici che non credono più alla letteratura. E quanto alla società letteraria nel suo complesso: “Siamo al problema di tutta la società italiana: la doppia verità, il doppio giudizio, la doppia funzione”.
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