Sciasciana

La palermitana piazzetta Marchese Arezzo, situata a pochi metri di distanza dall’incrocio tra via Vittorio Emanuele e via Roma, è in effetti uno slargo della salita Sant’Antonio. Un turista non immaginerebbe che quello spazio di alcune decine di metri quadrati abbia una sua individualità toponomastica.
La rottura epistemologica di inizio Novecento, provocata dalle filosofie della crisi, ha attribuito al caso un ruolo sempre più importante nel pensiero e nella letteratura, determinando una convivenza piuttosto problematica con la ragione. Le parole di Pirandello “insomma estrarre la logica dal caso, come dire il sangue dalle pietre” possono essere assunte con valore di sententia sulla difficoltà dell’uomo a comprendere una realtà che sfugge completamente alla facoltà razionale, e che diventa spazio esposto ad arbitrio di fortuna. Proprio i grandi razionalisti del Novecento avvertono più consapevolmente la presenza del caso nelle dinamiche umane e percepiscono, con profonda sensibilità, la…
Qualche giorno fa, leggendo I promessi sposi con i miei studenti, mi sono imbattuta in un passo del XXIX capitolo su cui ho sentito l’esigenza di soffermarmi. Il grado e le parentele, che in ogni tempo gli erano state di qualche difesa, tanto più valevano per lui, ora che a quel nome già illustre e infame, andava aggiunta la lode d’una condotta esemplare, la gloria della conversione. I magistrati e i grandi s’eran rallegrati di questa, pubblicamente come il popolo; e sarebbe parso strano l’infierire contro chi era stato soggetto di tante congratulazioni.
I motivi passionali, posti come causa prima di alcuni delitti nelle indagini dei gialli sciasciani e utilizzati a vantaggio dell’una o dell’altra parte, si configurano in un contesto fortemente influenzato dall’arte del melodramma, genere italiano per antonomasia e vanto nazionale che non conosce declino. Ne Il giorno della civetta, Sciascia afferma che i tavoli d’autopsia della Sicilia sono popolati da tanti Turiddu Macca, dopo che sulle scene dei teatri d’opera aveva fatto irruzione il potente grido “Hanno ammazzato cumpari Turiddu”.
«Il libro Cronachette, a me carissimo, mi fu regalato, anni fa, da un’amica italiana. Dal primo momento sono stato affascinato da questi gioielli, ma, nel corso della lettura, dovevo ammettere di aver capito al massimo la metà dei contenuti. Ho cominciato quindi, più tardi, con una traduzione sistematica, che mi costringesse a riflettere e a capire ogni singola frase. In seguito ho tradotto anche qualche altro testo del genere e soprattutto Morte dell’Inquisitore. Sono stato confortato nel mio lavoro dalla valutazione positiva di uno dei più celebri traduttori tedeschi, Burkhart Kroeber (traduttore di Calvino, Eco, Manzoni), ma, evidentemente, in questo…
Si usa dire che l’istituzione scolastica riveste un ruolo determinante per la sopravvivenza di un autore nella memoria collettiva; se gli insegnanti nel periodo degli studi e della formazione hanno frequentato e apprezzato i libri di uno scrittore, facilmente li proporranno alla platea più vasta e forte di lettori di ogni paese: gli studenti. Nel 2016 ha avuto luogo il concorso per diventare insegnanti legato alla legge 107/2015, la riforma della “Buona Scuola”. Non senza sorpresa, il sesto quesito della prova scritta di italiano riguardava proprio Leonardo Sciascia, eccolo qui:   Quesito 6 - «Nulla di sé e del mondo…
Nell’unica scena d’amore de Il Consiglio d’Egitto, che costituisce il nono capitolo della prima parte del romanzo e ha per protagonisti Francesco Paolo Di Blasi e la contessa di Regalpetra, Leonardo Sciascia non descrive la posizione assunta dalla contessa, ma per così dire invita il lettore a cercare nella propria memoria l’immagine di un quadro: “Si vedeva, con la coda dell’occhio, nella grande specchiera; e davanti, sul piano da scrittoio del trumeau, aveva, ridotto a vivida miniatura dentro il coperchio di una tabacchiera, quel quadro di François Boucher che i casanovisti dicono sia il ritratto di mademoiselle O’Murphy.“Erano di moda…
Quasi alla fine de Il cavaliere e la morte il protagonista, l’innominato Vice, mortalmente malato, ripensa alle cose della sua infanzia e adolescenza, e tra queste a L’isola del tesoro: “una lettura, aveva detto qualcuno, che era quanto di più si poteva assomigliare alla felicità”. E ricorda la vecchia Edizione Aurora che ne aveva e che, a differenza di tanti altri libri perduti nel corso dei suoi trasferimenti, ancora conservava.
Uno dei sette testi che compongono Cronachette, centesimo volume della collana “La memoria” di Sellerio, pubblicato nel 1985, è intitolato Mata Hari a Palermo. Il saggio racconta il breve soggiorno palermitano della danzatrice-spia olandese, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre del 1913, e prende spunto da alcuni articoli della stampa palermitana dell’epoca, che presentano una versione alquanto diversa – e più attendibile – di quella prospettata dal biografo di Mata Hari, Sam Waagenaar. Secondo quest’ultimo, sarebbero stati i Florio a portare la danzatrice a Palermo, per esibirsi al café-chantant Trianon, che era di proprietà di Ignazio Florio.…
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