Memoria e indici dei nomi

È sempre stata mia abitudine acquistare e leggere i libri di Leonardo Sciascia subito dopo la loro pubblicazione: con l’eccezione degli anni ’80, che trascorsi all’estero per lavoro. Ero quindi costretto ad attendere di tornare in Italia in congedo per acquistare i libri pubblicati nel frattempo.

   A quel tempo non avevo ancora cominciato ad annotare sui miei libri le date di lettura, ma sono sicuro di aver letto per la prima volta i saggi raccolti in Cruciverba nel gennaio 1984. Il libro era stato pubblicato l’anno precedente, nella collana Gli struzzi di Einaudi, e io ne ho una copia della seconda edizione. Finita di stampare il 1° ottobre 1983, mi fu regalata da un amico per il Natale di quell’anno, che eccezionalmente trascorsi in Italia.
   Molti anni sono quindi trascorsi da quella prima lettura di Cruciverba, alla quale hanno fatto seguito numerose riletture, casuali e incomplete ma frequenti, di questa come delle altre raccolte di saggi sciasciani. Confesso che da allora non avevo mai riletto il ventitreesimo dei trentasei saggi di Cruciverba, che si intitola Chahine ed è dedicato al pittore francese di origine armena Edgar Chahine, nato a Vienna nel 1874 ma cresciuto a Costantinopoli, e poi trasferitosi in giovane età prima a Venezia e quindi a Parigi. L’incipit tuttavia mi era rimasto nella memoria, sia pure con una singolare ma forse giustificabile confusione.
   “Mario Missiroli – così inizia il saggio di Sciascia su Edgar Chahine –, giornalista cui si attribuiscono memorabili battute (generalmente definite ciniche perché pronunciate da destra, ma diventano realistiche a pronunciarle da sinistra), diceva: ‘Quale sventura nascere poeta bulgaro!’, e cioè poeta di una lingua da pochissimi conosciuta al di fuori dei confini in cui è parlata e tra quei pochissimi a volte introvabile uno in grado di tradurre poesia.”
   (Una conferma molto autorevole della correttezza di quanto sosteneva Mario Missiroli è fornita da Emil Cioran, che sintetizza in poche parole la sensazione deprimente di appartenere a un paese la cui lingua non è molto conosciuta. Alla p. 1058 dei suoi Quaderni 1957-1972, pubblicati da Adelphi nel 2001, si legge infatti: “17 nov. La sventura di essere romeni. / Il dramma dell’insignificanza”. La sua “sventura” Cioran l’aveva superata emigrando in Francia e scrivendo in francese.)
   Nella mia memoria, nel corso degli anni la battuta di Missiroli si era trasformata, ed era diventata: “Grande sventura è nascere poeta bulgaro: nessuno ti leggerà”. E fin qui passi: la memoria, si sa, tende ad affievolirsi. Il problema è che a poco a poco mi ero dimenticato di aver letto la citazione di Missiroli nel saggio di Sciascia, e le avevo trovato una diversa collocazione. Mi ero infatti convinto che la boutade sulla sventura di un ipotetico poeta bulgaro si trovasse in uno di quegli articoli-ritratti scritti da Indro Montanelli, quasi tutti per la terza pagina del Corriere della Sera e poi pubblicati in varie raccolte (Pantheon minore, Tali e quali, I rapaci in cortile, Busti al Pincio, Facce di bronzo, Belle figure e Tagli su misura), per essere alla fine riuniti ne Gli incontri: di cui ho la decima edizione, in due volumi, pubblicata da Rizzoli nel 1971. Per cui, rileggendo qualche tempo fa lo Chahine di Sciascia, sono stato colto di sorpresa, e ho subito pensato: “Ma questa battuta l’ho letta nel ritratto di Missiroli che si trova negli Incontri di Montanelli!”.
   Ho voluto controllare, e ho dovuto constatare che non è così. Non soltanto non si trova nel ritratto montanelliano di Missiroli, ma nemmeno in alcun altro articolo degli Incontri. La ricerca è stata molto semplice e rapida, grazie all’indice dei nomi che si trova in fondo al secondo volume dell’edizione degli Incontri del 1971. (E poiché queste righe descrivono uno scherzo che la memoria mi ha fatto in occasione della rilettura di un saggio sciasciano, non posso fare a meno di ricordare un altro bellissimo saggio, intitolato Del rileggere, che si trova anch’esso in Cruciverba: che inizia con il “Non faccio nulla senza gioia” di Montaigne ed è appunto un inno alla gioia del rileggere.)
   Da diversi anni gli indici dei nomi, in testi di storia o genericamente di saggistica, sono diventati piuttosto sporadici. In altre parole, spesso non si trovano nemmeno in quei volumi in cui sarebbero non soltanto utili, ma addirittura indispensabili. Come se ciò non bastasse, ci si imbatte anche in libri in cui l’assenza dell’indice dei nomi si accompagna a un indice dei capitoli di notevole concisione. Volendo o dovendo fare una ricerca, si è quindi costretti a perdere molto tempo.
   Tra non molto, gli appassionati dell’opera sciasciana potranno finalmente avere tra le mani il terzo volume delle Opere curate da Paolo Squillacioti per Adelphi. I primi due volumi sono stati pubblicati, nel 2012 e nel 2014, nella collana La Nave Argo della casa editrice milanese. Nel secondo semestre 2019 è prevista la pubblicazione del terzo volume – per l’esattezza il secondo tomo del secondo volume – che conterrà la produzione saggistica di Sciascia e forse anche un indice dei nomi: che aiuterebbe i lettori ad orientarsi con facilità nella monumentale opera dello scrittore di Racalmuto. Anche questo sarà un modo di ricordare, a trent’anni dalla sua scomparsa, un uomo e uno scrittore che è più vivo che mai.

Euclide Lo Giudice

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