Giovedì 6 ottobre il secondo incontro del ciclo di Sesto Fiorentino su Sciascia e Brancati

Il ciclo «Genealogie indirette. Sciascia-Cecchi, Brancati, Borgese-Croce» prosegue giovedì 6 ottobre 2016 alle ore 17,30 presso la Biblioteca Ragionieri di Sesto Fiorentino (piazza della Biblioteca n. 4, sala Meucci), con l'incontro «Dittature, autobiografie, fiabe: Brancati e Sciascia in dialogo».

La figura di Vitaliano Brancati (Pachino 1907- Torino 1954) diventò familiare per Sciascia fin dagli anni in cui il giovane Leonardo frequentava le scuole magistrali a Caltanissetta, in cui insegnava proprio lo scrittore di Pachino, ma furono le pagine dell'Omnibus di Leo Longanesi, e segnatamente le Lettere al direttore, ad instillare in Sciascia quella profonda ammirazione per il più anziano conterraneo che mai venne meno negli anni seguenti. Il settimanale di Longanesi, primo rotocalco ad essere stampato in Italia, ospitava infatti le migliori penne dell'epoca, tra cui, oltre Brancati, anche Savinio, Moravia, Alvaro, Malaparte, e furono proprio certi accenti giudicati eccessivamente graffianti e irriverenti nei confronti del regime fascista a decretarne la chiusura nel 1939, dopo solo due anni di pubblicazioni. Sciascia nutrì una profonda ammirazione per lo scrittore di Pachino, considerandolo uno dei pochi cultori italiani di un genere, la memorialistica, che nella nostra letteratura non ha mai goduto di una particolare fortuna, ma che a suo avviso ha una grande importanza perché testimonia la presenza della società civile e della vita associata nella letteratura di una nazione.

Ma Sciascia ha seguito con interesse anche la parabola politica del suo conterraneo, che in gioventù tributò al fascismo un culto incondizionato, che trovava la sua radice più profonda in un vitalismo esasperato e nel rifiuto reciso di qualsiasi inclinazione intellettualistica, come se l'adesione dogmatica all'ideologia ufficiale  lo esimesse dall'esercitare il pensiero critico; la sua produzione drammaturgica e narrativa del periodo lo testimonia esemplarmente (Fedor, paradossalmente dedicato all'antifascista Giuseppe Antonio Borgese; Everest, dedicato invece al fascistissimo Telesio Interlandi; Piave; L'amico del vincitore). E' solo dal 1933 che  l' «ubriachezza di stupidità», come lo stesso Brancati la definì, cominciò lentamente a dissolversi, e la «dolomitica imbecillità» del fascismo gli si palesò in tutta la sua ridicolaggine, facendo maturare in Brancati una decisa opzione per un liberalismo moderato, che si volse con nostalgia anche all'Italia giolittiana (con particolare gratitudine per una personalità rappresentativa di quell'epoca, come Benedetto Croce, che contribuì a scuoterlo dal torpore intellettuale manifestatosi con l'adesione al regime). Sciascia risulta particolarmente efficace quando, in «Brancati e la dittatura» (apparso su «La Sicilia del Popolo» nel dicembre 1948) descrive il tema della dittatura nell'opera di Brancati come «una frase musicale che nasce stupida e sconclusionata, un buffo e stridente accostamento di suoni; e man mano va assumendo più tragico stridore, più angoscioso volume; e si moltiplica in echi gelidi; e ricade in specchi di paura-  per finalmente tornare a frantumarsi e ricomporsi nella stupidità da cui nasce.». Ma ciò che più suscita l'ammirazione di Sciascia è l'avversione di Brancati a qualsiasi sistema totalitario, indipendentemente dalla matrice ideologica, e la ripulsa della «dittatura» in qualunque forma si manifesti. Favole della dittatura sarà, significativamente, il titolo di un'opera giovanile di Sciascia, una raccolta di apologhi in cui,  con sottili e brevi allegorie, vengono denunciati gli istinti brutali di sopraffazione su cui ogni totalitarismo si regge.         

Interverranno all'incontro in qualità di relatori:

Domenico Scarpa, italianista e consulente letterario-editoriale del Centro studi Primo Levi di Torino, traduttore, docente di lettura creativa,  membro del Collegio di Direzione della rivista Todomodo, ha pubblicato, tra l'altro, «Italo Calvino» (1999), «Storie avventurose di libri necessari» (2010); «Natalia Ginzburg. Pour un portrait de la tribu» (2010); «Uno. Doppio ritratto di Franco Lucentini» (2011). Ha inoltre collaborato a «L'atlante storico della letteratura italiana» (2012) diretto da Pedullà e Luzzatto.

Matteo Marchesini, poeta, narratore e saggista, ha pubblicato, tra l'altro, la raccolta di versi «Marcia nuziale» (2009), le satire di «Bologna in corsivo. Una città fatta a pezzi» (2010), il romanzo «Atti mancati» (2013), il saggio «Da Pascoli a Busi. Letterati e letteratura in Italia» (2014). Collabora inoltre con la pagine bolognesi de Il Corriere della sera, Il Foglio, Il Sole 24 Ore, e con Radio Radicale.   

Modera l'incontro Valdo Spini, già deputato, sottosegretario agli Interni e agli Esteri, Ministro dell'Ambiente, professore universitario alla Facoltà di Scienze Politiche di Firenze, attualmente presidente della Fondazione Circolo Fratelli Rosselli, dell'Associazione Istituti di Cultura Italiana (AICI), e del Coordinamento riviste italiane di cultura (CRIC). 

COME ARRIVARE ALLA BIBLIOTECA: http://www.comune.sesto-fiorentino.fi.it/biblioteca/come-arrivare -  In alternativa, http://www.ataf.net/it/orari-e-percorsi/orari-e-linee/line-2.aspx?idC=180&idO=0&Linea=2&LN=it-IT (fermata consigliata: Gramsci 09)

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